Le nuove frontiere dell'editoria cartacea e online

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla-06042018-091025.jpgHo girovagato su Google dopo aver letto su The Game di Alessandro Baricco la diffusione del selfpublishing (autopubblicazione) “quando i social e la rete producevano scriventi che erano ad un pelo dal considerarsi scrittori (…), ma gli scrittori veri sono ancora lì”. Sono andato al di là degli umani e ho trovato il saggio di Jacopo Franchi sull’intelligenza artificiale. Ecco alcune delle notizie in apparenza incredibili: “La rivista letteraria americana The Archive pubblicò nel 2011 la poesia Bristlecone, senza che gli editor o i lettori si rendessero conto del fatto che quest’ultima era stata apparentemente generata da un algoritmo”. I ricercatori di Microsoft ne hanno inventato una “in grado di scrivere poesie”, anche se, simili a quelle che potrebbe scrivere un bambino delle scuole elementari”. Non è finita: “Un’intelligenza artificiale compone poesie e brevi scritti in prosa da una foto scattata da un nostro computer”. Altro esperimento: “Tutte le intelligenze artificiali hanno dato prova di avere anche un animo artistico (…): sono arrivati a generare testi poetici e letterari dopo essere state addestrate su migliaia di altri testi simili”. Ma pare non abbiano incontrato il successo di critica e di pubblico. Chi ci ha provato ha avuto modo di verificare la grande differenza tra la parola immagine nuda e cruda dei versi di Ungaretti che colpiscono al cuore e le pseudo-poesie delle intelligenze artificiali che montano termini usati negli scenari di guerra. L’inganno potrebbe anche riuscire nel breve periodo; comunque se scoperti di certo non farebbero una bella figura. Può succedere di bypassare il filtro di editor, critici letterari e lettori un po’ distratti “con un breve racconto o un haiku [componimento poetico di tre versi di origine giapponese]”, ma la loro veloce carriera artistica altrettanto velocemente finirà. In controtendenza rispetto a quanto appena detto il fenomeno, molto diffuso, degli instapoets seguiti da innumerevoli follower; pubblicano le loro poesie su Instagram “sovrascrivendo qualche frase sdolcinata”. Non ha peli sulla lingua Jacopo Franchi a proposito dei “professori universitari che sfornano un libro ogni sei mesi mettendo insieme citazioni prese da altri senza alcun nesso logico tra loro”. Forse alcuni useranno tale metodo; ma ciò che leggo per le mie curiosità sono ricerche importanti (con vaste bibliografie) di docenti delle Università italiane e straniere.

 Finalmente la legge dell’Unione europea sul copyright e qualcosa è cambiata. Jacopo Franchi non ha dubbi; ritorna a Baricco, agli scrittori veri: “Per noi ci sarà sempre la possibilità di leggere (pochi) romanzi e poesie scritte da persone reali, in grado di trasmettere tramite parole un mondo interiore composto da immagini che nessuna fotocamera frontale riuscirà a catturare …”. Naturalmente al posto di moltissimi libri di poesie e romanzi i cui autori desiderano diventare poeti e romanzieri famosi. Non aggiungo altro virgolettato di Jacopo Franchi. È in negativo, forse esagerato. Mi piace pensare positivo, augurando a tanti nuovi scrittori di diventare illustri. Ho trovato il SOCIALwrite.it, uno fra i numerosi social network, punto d’incontro tra lettori e scrittori. Credo che ce ne siano molti altri. Poi quelli soltanto per scrittori: Meetale, permette di pubblicare in modo gratuito e vendere online; Books4You, piattaforma che fa promozione per i neofiti; Liboo, Authonomy, Book Country… l’elenco è lungo. Marco Morello ha scritto: “Quando il social network sostiene la letteratura”. Racconti e poesie su Facebook e Instagram. Una nuova editoria in rete. Centomila lettori in Italia, decine di milioni nel mondo, “non sono sequenze di pagine e capitoli, ma trascrizioni di chat immaginarie. Narrativa in formato sms”.  Secondo il New York Times è “uno stile epistolare con i canoni del 21esimo secolo “. Per Prerna Gupta, imprenditrice statunitense è un’evoluzione naturale e contemporanea della letteratura che conquista un pubblico giovane dai 13 ai 35 anni”, così ha detto nell’intervista a Panorama. Prerna Gupta ha fiutato il business e ha investito milioni di dollari sulla “piattaforma dello storytelling del futuro” e pare che i racconti hanno già incontrato il gusto degli utenti. Anche lei segue le orme della Digital-Humanitas quando afferma: “Penso sia necessario portare l’arte sullo schermo”. Nell’ articolo di Marco Morello viene sottolineato lo stesso interesse da parte dell’editoria italiana tradizionale con alcune esperienze rivolte al cambiamento in atto. Riuscite quelle della Mondadori e di Chiarelettere. Francesco Sole, youtuber, ha pubblicato tre libri con la prima casa editrice; prima sui social e poi sul cartaceo. L’incontrario per il poeta Franco Arminio: da Chiarelettere ad Instagram.

Per Marcella Di Franco luci ed ombre nell’editoria del Terzo Millennio: cartacea e on line.  Il suo saggio, Tra letteratura e antica ars scribendi, mette in luce il chiaroscuro nel cambiamento sociale e culturale caratterizzato dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Lo scuro: “… scompare la buona letteratura tradizionale, frutto di lunghi e lenti processi di preventiva selezione, editing e vaglio critico ed estetico per cui si può assistere a operazioni di furto o plagio, attraverso abili assemblaggi, rimontaggi e interpolazioni”. Il chiaro: “Questo non significa che la tecnologia digitale del nostro secolo e la conoscenza digitale orale e/o scritta debbano necessariamente contraddirsi, ma possono dialogare a vicenda, integrarsi dialetticamente, velocizzare la divulgazione culturale e ampliare la circolazione delle idee a livello globale (…). Infatti il vertiginoso progresso delle cosiddette digital-humanities, dagli anni ’90 in poi (…), trovano il loro campo di applicazione anche nell’ambito della ricerca umanistica, della critica letteraria e degli studi letterari in genere”. Con il web si possono pubblicare on line saggi critici, documenti letterari, già sul cartaceo o di nuovi, originali. Inoltre, afferma Di Franco, “l’elettronica, se opportunamente sfruttata, può costituire un’opportunità preziosa, un supporto efficace all’ attività di studio scientifico dei testi e dei sistemi letterari”. Probabilmente il futuro dell’era digitale sarà un work in progress, un continuo avvicinarsi dell’informatica verso le discipline umanistiche, e viceversa. Si potrà creare un tutt’uno di innovazione tecnologica con conoscenze tradizionali. Sarà un bagaglio che ci permetterà una diversa visione e interpretazione della realtà per costruire un futuro migliore?

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