Le Torri Gemelle e la retorica del “nulla sarà più come prima”

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

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francesco-bevilacqua-foto-blog-nuova_5177a_37863_9c179_3f6c2_f8d7a_24db1.jpgLo dico subito per non irritare moralisti e polemisti: è giusto commemorare uno degli attentati terroristici più disastrosi che la storia del mondo ricordi: l’attacco alle torri gemelle di New York. Pericolo inatteso quanto colpevolmente sottovalutato dalle intelligence occidentali. È giusto piangere le incolpevoli vittime di quel disastro: gente che ebbe la sola colpa di trovarsi al lavoro nelle torri e in viaggio sugli aerei o di intervenire nei soccorsi.

Quel che trovo, invece, delirante è la retorica “sovranista” e “populista” – in questo caso sì che possono essere usati in modo spregiativo questi due famosi aggettivi – che promana dai discorsi dei politici durante le celebrazioni e dai commenti di esperti e giornalisti. È appropriato il termine “sovranista” inteso in senso negativo (a mio parere vi è anche un significato positivo della parola) perché chi lo usa ora vuol sottolineare la messa in pericolo dello stile di vita, della libertà, della potenza militare di una nazione simbolo dell’opulenza e della forza dell’intero occidente. Ma non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando della stessa nazione che intervenne a violare la sovranità di stati sovrani come Cuba, Cile, Vietnam, Iraq, Afghanistan, ex Yugoslavia) per i suoi fini imperialisti ed economici, con la scusa di esportare il proprio sistema democratico. È appropriato l’altro termine da qualche anno aborrito da tutti i commentatori tranne che da Papa Francesco, “populista” – anche in questo caso declinato al negativo - perché si sono usati gli attentati alle torri gemelle come giustificazione per l’intervento in Afghanistan che tanti danni ha arrecato a quel paese, agli stessi Stati Uniti ed agli altri paesi coinvolti nella guerra. Per arrivare dopo vent’anni, ad un risultato paradossale: il ripristino delle medesime condizioni che c’erano in quel paese prima dell’intervento degli occidentali. Con l’aggravante di morti inutili, distruzioni e costi ben maggiori di quelli degli attentati stessi: 170.000 morti (contro i 3000 delle torri gemelle) e mille miliardi di dollari buttati al vento.

Ma quel che più stupisce di tutte le dichiarazioni ed i commenti di questi giorni si può condensare in due dati clamorosi. Da un lato il presidente americano Biden che, disinvoltamente, smentisce quel che aveva detto Bush: si è andati in Afghanistan non per aiutare quel paese ad instaurare un sistema democratico ma solo per fare gli interessi economici degli Usa (per altro fallimentari, salvo che non ci sfugga qualcosa). Dall’altro i commentatori e la retorica del “nulla sarà più come prima”, quando abbiamo potuto constatare, invece, che nulla è cambiato nei rapporti fra paesi ricchi e paesi poveri, fra nord e sud del mondo, nell’atteggiamento di rapina neocolonialista dell’Occidente verso il Terzo Mondo, nell’incapacità di redistribuire la ricchezza sulla Terra, nella mancanza di volontà a porre fine al saccheggio inconsulto delle risorse del pianeta ed alla grande crisi umanitaria ed economica globale. Che è poi quel che sta accadendo con un altro evento dopo il quale, si è detto più volte, “nulla sarà più come prima”, la pandemia. La storia si ripete ma l’Umanità, a quanto pare non la considera più maestra di vita ed anzi ripete compulsivamente gli stessi errori.

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