“'Ndrangheta e politica” può diventare “'Ndrangheta è politica” 

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_a17ca_0901f_593d7_4d09c_eb2d4.jpgInput e titolo con le parole conclusive di Storia segreta della ‘ndrangheta, ultimo libro in ordine cronologico di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, e di Antonio Nicaso, storico della criminalità alla Queen’s University a Kingston in Canada. Riporto il finale in modo completo: “Ma è la politica l’aspetto più inquietante. Dapprima in Calabria e oggi nel resto del Paese, è sempre più difficile distinguere tra potere istituzionale e potere criminale, tra lecito e illecito, tra economia pulita ed economia sporca. Un tempo si faceva distinzione tra ‘ndrangheta e politica. Erano due mondi separati, anche se comunicanti. Oggi quella congiunzione rischia di diventare una forma verbale”. Ho appena finito di leggerlo. All’inizio mi è sembrato di ripassare i libri precedenti degli stessi autori.  Tanto è vero che hanno riportato in nota le pagine delle altre pubblicazioni: Dire e non dire, Fratelli di sangue, Padrini e Padroni. Nel primo capitoloil mito fondativo della organizzazione delinquenziale; è narrato anche a pag. 12 di Dire e non dire: “Orso, Mastrosso e Carcagnosso…”.  Nelle Conclusioni di Storia segreta della ‘ndrangheta, un passaggio sulla massoneria deviata (p.214) si trova pari pari a pagina 160 di Padrini e padroni; sono le intercettazioni di un uomo di ‘ndrangheta: “… Una volta era dei benestanti la ‘ndrangheta. Dopo gliel’hanno lasciata ai poveracci, agli zappatori… e hanno fatto la massoneria …”. Altre parti che ricordo a memoria: Lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria (1869) raccontato in Padrini e padroni si legge nel libro intervista La malapianta. La montagna di soldi incassata dai traffici della droga è descritta anche in Fiumi d’oro: il narcotrafficoTanto, tantissimo denaro. E continuano i richiami alle passate pubblicazioni.  Ma non sono fotocopie. Le edizioni successive, come questo libro appena letto, si arricchiscono di approfondimenti e di altre vicende delittuose, quasi in un costante aggiornamento che dà l’idea della mostruosa gravità del fenomeno criminale. Preoccupante.  

Se le prime letture mettevano il dito nella piaga, adesso è l’intera mano ad entrare nella ferita. La piaga si è aperta ancor di più: dalla Calabria in tutta la Penisola, sconfinando in Europa e nel mondo intero. Ci vogliono dei bravi chirurghi per ricucirla attraverso un lavoro di équipe. Andando a ritroso nei capitoli di Storia segreta della ‘ndrangheta, Gratteri e Nicaso hanno scritto l’auspicio di una buona politica al condizionale, un desiderio in costante attesa: “Servirebbe un nuovo sentimento etico-politico”. Ed ecco, sempre nella rilettura all’indietro, la scomunica di Papa Francesco: “[I mafiosi] non sono in comunione con Dio”. E poi donne e giovani della ‘ndrangheta che vogliono uscire dai reticoli familistici. Ancora, i vescovi calabresi che “rifiutano i soldi dei clan”. Nonostante questi segnali positivi, la ‘ndrangheta rimane “una patologia acuta, ma che purtroppo non trova ancora spazio nell’agenda politica (…) resta un problema di ordine pubblico, da affrontare con le forze di polizia e la magistratura”. Certa politica non sa, o finge di non sapere che la ‘ndrangheta si è inserita nelle istituzioni, partecipa alla vita parlamentare ed è sempre presente sul territorio, secondo la dichiarazione di un magistrato reggino alla Commissione parlamentare antimafia: “… non esiste differenza tra mafia e pezzi dello Stato, della politica, delle professioni. Si tratta della stessa cosa. (…). La mafia ha i suoi medici, i suoi avvocati, i suoi politici e, forse, i suoi pezzi di istituzione”. Mentre la ‘ndrangheta si rafforza, la buona politica è poco visibile. Come se non bastasse alcuni candidati, una volta eletti, si allontanano dai loro bacini elettorali volgendo attenzione e impegno verso la Capitale, sede del Parlamento.

  Già scritto in Padrini e padroni i fatti drammatici dell’assassinio di Francesco Ferlaino, ucciso il 3 luglio del 1975, mentre rientrava a casa. Omicidio eccellente, il primo ad alto livello nella nostra Regione. Nelle due edizioni, Padrini e padroni e Storia segreta della ‘ndrangheta, alcuni periodi risultano coincidenti. Ma la parte aggiornata è in Storia segreta della ‘ndrangheta, a pag. 138: “Poco prima dell’omicidio Ferlaino, il Consiglio Superiore della Magistratura aveva aperto un’inchiesta, inviando in Calabria una commissione (…). In quella circostanza era stato audito anche Ferlaino, il quale aveva denunciato di essere esposto a grossi rischi (…). Nella sua relazione finale, che consta di 25 cartelle, la Commissione d’inchiesta accenna a possibili infiltrazioni mafiose nella magistratura e nella politica. Succede, però, qualcosa di imprevedibile. Nel novembre del 1975 (…) la denuncia [della] scomparsa del dossier con relativi allegati [da uno] studio privato in Roma”. L’omicidio Ferlaino è rimasto impunito. Pure la Calabria fa parte dei segreti e dei misteri italiani. Tanto altro è scritto nelle 222 pagine.  Chi vuole saperne di più, può leggere il libro. Buona lettura.

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