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Mercoledì 16 Maggio 2012 10:07

Politica: si ricomincia male, anzi malissimo

tonino_iacopetta

Di Tonino Iacopetta

E finalmente, ma forse ne avremmo fatto a meno, se fosse stato possibile, si è ricominciato a votare con queste ultime elezioni amministrative di maggio, sparse qua e là per tutta quanta la nostra penisola e in attesa dei ballottaggi. Anche se in Italia, secondo lo stile della vecchia politica, quando si fanno elezioni, nessuno perde o almeno così dicono specie gli sconfitti (vedi, in questo caso, il cosiddetto Terzo Polo, che c’era una volta e adesso non c’è più), chiara ed evidente è la netta vittoria dell’urlatore Beppe Grillo: il Partito democratico non ha avuto la batosta del Terzo Polo però non deve godere tanto, in quanto io credo che l’elettorato di centro sinistra ha voluto dare solo una di fiducia al vecchio Bersani in attesa di regolarsi meglio alle prossime elezioni politiche. E prima di passare alle cose di casa nostra, della nostra immutabile Calabria dove invece grillo non è esistito ed è invece risuscitato il berlusconismo, con Peppone Scopelliti nuovo duce, dovunque invece clamorosamente sconfitto; ma questa è la Calabria, terra nostra, nonostante tutto, prima voglio dire che non è affatto quello che si affermano a gridare gli sconfitti e che cioè con Grillo ha vinto La antipolitica.

No, non è vero; invece è stata sconfitta la vecchia politica se è vero, come è vero, che Fini e Casini rappresentano i vecchi politici Berlusconi, o chi per lui, rappresenta il fallimento di un certo modo di fare politica. E mi dispiace tanto, lo dico sinceramente per la scomparsa di Berlusconi, un uomo che se non avesse manifestato segni di precoce senilità comportamentale, avrebbe avuto i mezzi per cambiare l’Italia, come aveva cominciato a fare quindici anni fa. E mi dispiace pure che il nostro Presidente repubblicano non ci abbia capito niente di quello che hanno voluto significare gli italiani con questo voto. E adesso veniamo a noi, a quello che è successo a Catanzaro, dove si è gridato a brogli elettorali, che senz’altro avrebbero potuto esserci, ma io ho voluto aspettare un momento, forte della mia passata esperienza come Presidente di seggio svolta spesso a Catanzaro e spesso nelle sezioni periferiche catanzaresi, ad esempio in quel di Lido e magari proprio in quelle sezioni dove si sarebbero verificati i presunti brogli. Sezioni, dove per la loro perifericità, è più facile ricorrere a qualche trucchetto e dove sicuramente gli elettori sono controllati a vista da chi aspira ad essere eletto, il quale viene a controllare il suo gregge nelle immediate vicinanze del seggio elettorale, non ritenendo sufficiente il proprio rappresentante di lista e magari il proprio scrutatore che avrà fatto in modo di far capitare alla sezione pardon al seggio che lo interessa direttamente.

Io parlo di quando fare il Presidente di seggio non era consentito proprio a tutti come oggi e di quando i Presidenti dovevano essere nominati non necessariamente nella propria città. Oggi, nei seggi elettorali tra scrutatori e Presidenti, c’è un po’ più di improvvisazione e tuttavia le cose sono messe tecnicamente in modo accettabile, tanto che contano più i mezzi che non le persone, le quali però possono commettere errori veniali come ad esempio dimenticare di timbrare tutte le schede o magari di metterne qualcuna in più o in meno nei contenitori che contengono le schede da votare. Tutto questo ovviamente senza malizia. Fuori invece qualche malizia potrebbe esserci ad esempio con il classico, classicissimo trucco della scheda già votata che qualcuno consegna all’elettore di fiducia e con il quale è stato contrattato il voto; il quale elettore entrato nella sezione dove vota ritira la scheda da votare ed entrato nella cabina opera lo scambio con la scheda che ha già in tasca già votata e vidimata; poi esce dalla cabina e deposita nell’urna questa mentre riconsegna fuori la scheda che gli era stata consegnata (ovviamente nella scheda iniziale o c’era timbro e vidimazione, in questo caso con la complicità di chi dal seggio ha portato fuori la scheda o la scheda, la prima in assoluto poteva essere pure magari senza timbro e vidimazione e allora l’elettore fraudolento avrà messo in urna personalmente la scheda come capita spesso in tutte le sezioni senza fare capire che la stessa non era timbrata e vidimata).

Tutto questo a Catanzaro non è capitato, nemmeno in quelle tre sezioni incriminate dove invece, almeno in una, si è verificato il caso di alcune schede in favore del candidato Scalzo del Centrosinistra, non timbrate e vidimate, evidentemente per quella svista innocente di cui parlavo all’inizio. Ed i controllori delle sezioni incriminate vi garantisco che sono persone capacissime e molto difficilmente si fanno ingannare. Se invece si fosse verificato il caso grave della scheda di ritorno, che avrebbe prodotto centinaia di voti a favore dell’una o dell’altra coalizione, e visto che Sergio Abramo per pochi voti ha passato il primo turno, le elezioni erano da rifare. Non questo si è verificato a Catanzaro dove invece il centrosinistra dovrebbe fare un’analisi di coscienza per non avere saputo trovare un candidato capace di opporsi ad uno come Sergio Abramo che non è l’ultimo venuto e che ha meriti indipendenti dallo scioglimento politico. Io poi non so se c’è qualche rammarico perché non ha vinto il candidato a sindaco del centrosinistra, perché siamo sicuri che avrebbe fatto meglio, visto che in passato, a Catanzaro, di destra o centrodestra o di sinistra, la musica quella è, a parte il fatto che Abramo in passato non ha fatto proprio male? Purtroppo, la sola cosa da temere è che tutto insieme la democrazia, come metodo politico; sta invecchiando; o è già decrepita?

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Di FILIPPO VELTRI

E' stato tra i relatori piu' citati e apprezzati del convegno dei giovani industriali di Capri che e’ stato un paio di settimane fa al centro del dibattito politico ed economico italiano. Si chiama  Emanuele Ferragina, e’ docente di politiche sociali comparate ad Oxford, e' una delle menti ''under 30'' di cui ha parlato anche il direttore del Sole 24Ore Roberto Napoletano nella sua rubrica sull’ inserto domenicale di cultura del quotidiano economico di Confindustria ed il suo nome e’ finito nelle cronache dei quotidiani nazionali sulla tradizionale assise dei giovani industriali a Capri.

Proprio da quella platea dei giovani imprenditori, il professore partito dalla Calabria per laurearsi a Torino e poi passare dall'Ecole de Commerce di Parigi per approdare, adesso, ad Oxford dove insegna politiche sociali comparate, ha raccolto una messe di applausi soprattutto quando ha sostenuto che l'Italia e' un paese non più abituato al confronto. Come Ferragina ce ne sono tanti, tantissimi ragazzi e ragazze calabresi partiti da qui e poi impostisi a livello internazionale, senza pianti greci o lamentazioni inutili. La storia di questo ragazzo e’ del resto illuminante.

Emanuele Ferragina e' il solo italiano che ha fatto parte in Inghilterra di uno dei 14 gruppi di ricerca sulle scienze sociali in team con Robert Walker, il suo insegnante, e Mark Tomlinson, per la realizzazione di uno studio sulla comprensione delle disuguaglianze sociali in Inghilterra. A Capri sono stati in tanti ad apprezzare il suo intervento che ha trovato spazio anche nelle cronache dei giornali stranieri.

Doppia laurea in Relazioni Internazionali ed in Economia a Torino e Parigi, ricercatore nel dipartimento di Social Policy e Intervention dell'Universita' di Oxford, dove ha conseguito il dottorato, Ferragina, si occupa di temi del mercato del lavoro, delle politiche di welfare comparate e della questione meridionale. Ha anche lavorato come consulente per molte istituzioni pubbliche in Italia, Belgio e Regno Unito, ed e' tra i fondatori della ''Fonderia Oxford'', un laboratorio politico fatto da docenti e ricercatori che guarda all'Italia e alle sue prospettive politiche ed economico-sociali. Insomma, un curriculum di tutto rispetto, una bella situazione oggi e in prospettiva, che ci apre il capitolo su come sia stato possibile tutto cio’ – e la risposta e’ abbastanza facile e anche scontata – ma soprattutto su cosa fare.

''Sono calabrese ed orgoglioso di esserlo - dice Ferragina raggiunto dall’ANSA telefonicamente ad Oxford nei giorni scorsi - e a Capri ho molto apprezzato il fatto che si siano chiamati tanti giovani docenti e ricercatori a dare il proprio contributo, un segno di apertura al confronto’’. Poi la frase decisiva: ‘’Basta – dice infatti Emanuele - piangersi addosso, piuttosto bisogna guardare agli aspetti positivi che esistono e tenere in conto che se e' vero che lo Stato investe poco in innovazione e ricerca, anche le aziende non sono da meno. Anche in Calabria, terra alla quale sono legato, dove vivono i miei genitori e dove torno spesso, esistono tante storture e negatività, non per questo ci si deve sempre e solo piangere addosso. Bisogna cercare di risolvere i problemi guardando agli esempi positivi che pure esistono per guadagnare tutti in autostima''.

A giudizio di Ferragina e' necessario chiudere anche con la retorica dei cervelli in fuga: ''per quanto mi riguarda - dice - non sono andato via perché sono stati cacciato ma perché ho avuto la possibilità di trovare ciò che stavo cercando. Il problema e' che per me che vado via non c'e' un tedesco o un inglese che viene in Italia a fare lo stesso lavoro. Da questo punto di vista non esiste reciprocità e su questo bisognerebbe confrontarsi''.  Ecco dunque il vero problema davanti all’Italia e non solo alla Calabria, assolutamente di attualita’ con la situazione economica dell’Italia e dell’Europa intera: non esiste reciprocita’, non c’e’ sinergia e sintonia e ai tanti Ferragina attratti da Gb, Francia, Germania (per non parlare di Usa e Canada) non fa riscontro un analogo fenomeno verso l’ Italia. Qui sta tutta la difficolta’ che vive oggi il nostro paese, non solo la Calabria. Magari si trattasse solo di noi!

Tifosissimo del Catanzaro, proprio davanti ai colori giallorossi Emanuele Ferragina smette per un attimo l'aplomb oxfordiano. Ma con il capoluogo calabrese, dove e' nato 28 anni fa, Ferragina mantiene forti legami: di recente e' stato nel team di Salvatore Scalzo, candidato del centrosinistra alle ultime elezioni comunali della primavera scorsa essendo stato coautore del programma elettorale. Quindi lui va e torna, partecipa e ci da’ lustro. Ma il punto e’ che lui da’ lustro all’Italia ma l’Italia non gliene da’ affatto. Questo e’ il vero problema dell’Italia di oggi.

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di Battista Notarianni

E’ semplicemente scandalosa la decisione del Commissario per l'Emergenza ambientale, Graziano Melandri, di accogliere la richiesta del sindaco di Catanzaro, Traversa. Costui, neo sindaco di ritorno, deputato pdl e membro del CdA della Sacal, ha chiesto ed ottenuto che il suo Comune sia l’unico a poter usufruire della discarica di Alli. L’avallo di Melandri alla richiesta (diktat?) di Traversa è scandalosa perché, in una situazione di emergenza sempre più grave che riguarda l’intera Calabria, viene meno in questo modo quel concetto di solidarietà, che è un valore costituzionale oltre che etico.

E’ scandalosa perché ancora una volta, l’ennesima, Catanzaro guarda ai suoi interessi fregandosene dei diritti e delle necessità del resto del territorio. Vorremmo sapere a questo punto cosa ne pensa la presidentessa della Provincia, Wanda Ferro; cosa ne pensa il presidente della Regione, Scopelliti; cosa ne pensa il presidente del consiglio regionale, Talarico. Vorremmo sapere da costoro anche cosa intendono fare, o meglio: reagire, a questa scelta egoistica, odiosamente prevaricatrice, punitiva per le altre città del territorio. Nella riunione convocata su iniziativa del prefetto Repucci su input dei 79 comuni che saranno penalizzati da questa decisione, il commissario Melandri, nel tentativo di giustificare un provvedimento scandaloso, ha invece aggravato la portata di questa scelta.

Dire infatti che i 79 comuni “della provincia utilizzeranno gli impianti di Crotone, Pianopoli e Lamezia Terme” (Ansa) denota una sottovalutazione della situazione-rifiuti e la scarsa conoscenza della capacità ricettiva delle tre discariche. Forse il Commissario per l’emergenza ignora che delle tre discariche citate, quella di Lamezia è già piena, vicina al collasso e quindi incapace di poter smaltire i rifiuti, mentre quella di Pianopoli è diventata l’unico terminale della zona per lo smaltimento? Da qualunque lato la si guardi, questa decisione “salva” solo Catanzaro e condanna gli altri Comuni. E quello che erano voci, sussurri e sospetti, diventano con quest’atto solo certezze. Specialmente se il potere politico e istituzionale viene usato a favore di uno e quindi a scapito tutti. Perché in Calabra è così: tutti i comuni sono uguali, ma alcuni lo sono più degli altri.

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di FILIPPO VELTRI

filippo_veltriInizia il generale agosto ma l’estate e’ gia’ in pieno svolgimento da alcune settimane e, come al solito, la Calabria ha gia’ dato il peggio di se’.  Polemiche a non finire, mare sporco si’ e mare sporco no, spiagge insicure, la solita valanga di iniziative culturali di basso livello in cui, ovviamente, si perdono anche quelle poche buone, un ciarpame insopportabile che ha portato la Calabria a scomparire da ogni agenda nazionale di qualsiasi tour operator o manager culturali. Non ci siamo e a volte ci si fa del male noi stessi gratuitamente.

Speriamo che agosto, il mese per antonomasia dedicato a vacanze e turismo possa far segnare dei progressi ma ci lasciamo alle spalle giorni e settimane difficili. In verita’ sono decenni difficili. Proviamo allora a fare una mini rassegna del peggio ma soprattutto alcune proposte ben precise e non elusive. Una, anzi, la facciamo subito: non si faccia piu’ una campagna pubblicitaria sul turismo calabrese a maggio. Non ha senso, non ha significato e rischia di aggravare il quadro. Se proprio la si deve fare la si faccia a gennaio, e’ l’ultimo mese utile dell’anno. Poi ci sono sempre sei-sette mesi per cercare di aggiustare il quadro e rimettere a posto la cornice. Perche’ – questo il punto – al danno si puo’ unire la beffa, cioe’ alla solita campagna pubblicitaria magniloquente e ovviamente propositiva delle bellezze fa riscontro un quadro diverso. Questo discorso vale oggi, valeva ieri e valeva avantieri. Cioe’: valeva per Loiero e Chiaravalloti nella stessa misura di Scopelliti.

A Badolato (costa ionica tra Catanzaro e Locri) hanno costruito su una collina un villaggio con alcune centinaia di villette vendute a turisti danesi (sulla carta). Anni fa. La gran parte ora o sono chiuse o sono in vendita. I danesi hanno preferito perdere la caparra versata, una volta messo piede sul posto. Non che non fosse bello il mare o il paese. Ma li’, su una collina senza un albero, che ci facevano loro sbarcati dalla Danimarca e portati senza possibilita’ di avere un auto a noleggio, o di un taxi? Come si muovevano? Nel frattempo vandali o chi per loro hanno devastato quest’inverno una cinquantina di case portando via bagni, arredi e quant’altro. Una vergogna.

Stessa cosa e’ avvenuta a Isca sullo Jonio, poco piu’ a nord, per un gruppo di villette che dovevano essere vendute ad inglesi e britannici in genere. Pochi sono venuti, altri hanno desistito ed hanno perso – anche loro - l’anticipo. Li’ – come a Badolato  - il mare e’ ancora assai bello, pulito, ma poi come si muovevano? Che facevano? Come andavano a fare la spesa? Ora si tenta di agganciare il mercato dei russi, dicono, per non buttare al macero un investimento. Da Diamante a Cosenza due domeniche fa molti hanno impiegato fino a quattro ore di auto (normalmente un ora e un quarto), con file gigantesche provocate dalla chiusura dell’autostrada in tutte e due le direzioni attuata di domenica (!!!), mentre sulla stessa tratta tra Cosenza e Falerna si prevedono – non si sa fino a quando - chiusure notturne, sempre per i lavori di rifacimento della carreggiata, a partire dalle 22 (cioe’ quando d’estate si muove la gente per andare sulla costa tirrenica), della Salerno-Reggio.

Nel tratto basso del Tirreno cosentino spesso di domenica a mare non ci puo’ andare nessuno perche’ e’ sporco , mentre nelle redazioni dei giornali arrivano lamentele da tutta (rpt tutta) la Calabria per i prezzi  esosi  imposti da improvvisati ristoratori per un panino o un’insalata. Non ne parliamo per chi azzarda una cena. Meglio un mutuo, perche’ quei ristoratori della domenica da tempo hanno innescato un meccanismo – che nessuno ha mai provato a fermare – che consiste nel fatto che lavorando 20 giorni ci si deve ripagare per 12 mesi.

Da tutta la regione arrivano inoltre segnali – i numeri li vedremo alla fine – e lamentele sul fatto che di turisti in giro se ne vedono pochi. Vero? Falso?  Anche qui altre valanghe di polemiche sui giornali di luglio, ma ora agosto dara’ la misura esatta del problema. Ora, se la situazione e’ questa – ed e’ sicuramente questa – qualcosa occorrera’ pur fare e intervenire da subito in due direzioni: infrastrutture e ambiente. Non interessa assai capire la gradazione delle responsabilita’, lo ripetiamo per l’ennesima volta. Non ci interessa sapere se e’ piu’ colpevole Loiero di Chiaravalloti o se Nistico’ abbia piu’ responsabilita’ di …non si sa piu’ nemmeno chi.

Il quadro e’ assai serio in se’ e questo dovrebbe bastare. Ma per salvare il salvabile non si puo’ far finta di niente. O aspettare ancora. Due i problemi:  1) Come portare i turisti in Calabria? Con aerei, treni, su strada, via mare etc etc ed e’ dunque il primo problema. Oggi e non domani;  2) rendere a quello stesso turista un ambiente sano e quindi non solo il mare pulito, le spiagge decenti, ma i boschi lindi e le citta’ accettabili. Non ci interessa neanche tornare ora a parlare delle solita litania delle coste devastate, dell’abusivismo etc etc . Problemi veri, noti, chiari ma serve a poco tornare a discuterne solo per fare litanie o processi ad un passato che, tra l’altro, e’ talmente antico che non si puo’ nemmeno processare piu’.  Qualcuno – per cortesia – dia pero’ un segno di esistenza solo su quei due punti. Del resto ne parliamo dopo.

Sul secondo punto – quello dell’ambiente - la Giunta Regionale ha illustrato alcuni giorni fa i punti d’intervento in tutta la regione. Un megapiano. I benefici si avranno, pero’, l’anno prossimo. Sul punto di come portare i turisti e’ evidente che se l’Anas, le Ferrovie e Alitalia non fanno il loro dovere non si va da nessuna parte. Se da Cosenza a Sibari in treno ci vogliono oltre due ore come si fa? Questi sono i problemi veri, il resto e’ chiacchiera e polemica di meta’ estate.

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Pubblicato in Filippo Veltri

 di FILIPPO VELTRIfilippo_veltri

Dopo un anno e mezzo di lotte e di risse nel Pd calabrese sembra scoppiata la pace. Neanche l’esito, tutt’altro che brillante, delle recenti amministrative (sono stati persi, tra l’altro, i Comuni di Cosenza e Catanzaro), ha infatti incrinato il disegno che ora appare sempre piu’ chiaro. Ormai, infatti, si va a lunghi passi verso un documento unitario nel Pd calabrese in vista dei congressi, sia quelli provinciali che quello regionale. Voglia di pace per non morire, ha sintetizzato piu’ di un dirigente democratico. Resta solo un problema, quello dei tempi. E non e’ un problema da niente. Quando si faranno questi congressi? Molto dipendera’ anche dall’andamento tutt’altro che pacifico della situazione politica nazionale e dalla tenuta del governo. Da cio’ dipende la data di svolgimento delle elezioni politiche nazionali, che influenza posizionamenti ed attese dentro il Pd.

Ci sara’ la scadenza naturale nel 2013? O le elezioni saranno anticipate al 2012 o piuttosto – temono i piu’ catastrofisti- addirittura a novembre 2011, se il tentativo disperato di Berlusconi di dare un senso alla sua alleanza con una crisi economica galoppante non dovesse arrivare a nulla? Sono tutti scenari aperti davanti ai dirigenti nazionali – e quindi regionali – del Pd. In ogni caso mentre appare certo – al di la’ di come evolvera’ la situazione politica nazionale –  che entro il 2011 si terranno i 5 congressi provinciali, non c’e’ altrettanta certezza su quello regionale che potrebbe infatti slittare nel 2012 per motivi di posizionamenti elettorali.

Ma il dato politico ormai chiaro e’ che i democratici arriveranno a questo appuntamento con un documento unitario e che Pierluigi Bersani in prima persona e’ disposto a metterci la faccia e e il suo imprimatur, sempre se le varie anime del partito calabrese troveranno l’accordo. E la via dell’accordo e’ ormai segnata, da quando una decina di giorni fa proprio la corrente principale del Pd, quella che fa capo a Bersani, si e’ riunita con i suoi esponenti di spicco a Roma presente lo stesso segretario nazionale per dirimere i nodi venuti al pettine in questi mesi. Perche’ – e’ il paradosso piu’ grande tra i tanti paradossi del Pd calabrese - l’unico vero ostacolo alla sintesi unitaria viene proprio dai malumori interni ai bersaniani calabresi, mentre sull’accordo unitario marciano convinti gli amici di Walter Veltroni, capitanati in Calabria da Marco Minniti, e quelli legati a Dario Franceschini, recentemente in visita nella regione, con il suo capo corrente Franco Laratta. In linea con l’accordo unitario anche i seguaci del sen. Ignazio Marino, che hanno in due donne - Fernanda Gigliotti e Rosa Calipari – le principali esponenti.

Dalla riunione dei fedeli bersaniani a Roma il dato piu’ significativo emerso e’ che si lavora per smussare le incomprensioni del recente passato, legate soprattutto alla conduzione del gruppo regionale e ai veleni del caso Cosenza. A Roma c’erano un po’ tutti i big della corrente maggioritaria: Mario Oliverio, Sandro Principe, Mario Maiolo, Nicodemo Oliverio ed altri ancora. Grande ufficiale di collegamento e’ il mai domo Gigi Meduri, l’ex presidente della Regione ed ex parlamentare, in prima fila nell’azione di ricucitura (pensa ad una ricandidatura?). In prima fila ovviamente il proconsole calabrese di Bersani Nico Stumpo (da Crotone) ed il commissario che egli stesso ha inviato da Roma, il sen. Adriano Musi.

Una discussione – hanno raccontato i partecipanti – impegnata e seria, che ha tracciato un percorso di dibattito pubblico ed il coordinatore nazionale della segreteria del Pd, Maurizio Migliavacca, plenipotenziario di Bersani a tutti gli effetti, sara’ in Calabria il 18 luglio per un’assemblea ed una iniziativa destinati a certificare il fatto che i congressi si terranno sulla base di un’unica mozione unitaria, senza quindi candidature alternative. Cosi’ come avvenne – suggeriscono i piu’ maliziosi - con  Marco Minniti alcuni anni fa: candidato unico e niente primarie, anche se su quelle di partito votano solo gli iscritti. Pero’, hanno pensato da Roma, e’ meglio evitare lacerazioni e brutte sorprese, se i segnali provenienti dalla Calabria saranno incoraggianti e concreti.

Ma chi saranno i nuovi dirigenti che saranno chiamati a dirigere le cinque federazioni e ancor piu’ il comitato regionale? Come funzionera’ il tesseramento? Su quale base sara’ possibile decidere e contare? I candidati sono parecchi, cosi’ come sono in tanti i concorrenti per Camera e Senato, nel caso si dovesse votare con l’attuale legge elettorale e non dovessero svolgersi le primarie. Deputati e senatori in carica si sentono tutti riconfermati ma da Roma fanno sapere che ci vorranno segnali di novita’ e che non si puo’ certo pensare di ripresentare l’intera squadra parlamentare uscente: qualcuno saltera’ e altri entreranno. E i subentranti potenziali sono tanti, una fila lunga da tempo: Demetrio Naccari, Pasqualino Mancuso, lo stesso Musi e poi gli intramontabili, cioe’ Principe, Maiolo, Olivo, Soriero ed altri ancora.

Fuori da ogni ipotesi sono, al momento, le possibilita’ di rientro nel partito di Nicola Adamo ma dello stesso Enzo Ciconte. Il consigliere ex loieriano paga per essere sullo stesso piano formale di Adamo, entrambi cioe’ iscritti in un altro gruppo regionale. Dovranno aspettare. Ma sara’ vero per tutti e due e in egual modo? Intanto Ciconte, fiutata l’aria, si e’ messo in un altro gruppo regionale, dopo aver lasciato Loiero,insieme ai due ex consiglieri regionali eletti nel 2010 nella Federazione della Sinistra, Ferdinando Aiello e Antonino De Gaetano, e si e’ pure fatto eleggere capo di un gruppo che si chiama PD, Progetto Democratico.

Ma la domanda vera – al di la’ di Adamo e Ciconte – e’ se l’accordo unitario tra le varie anime del Pd calabrese reggera’ alla prova delle candidature per Camera e Senato. Sono tanti i pretendenti e relativamente poche le poltrone. Se non dovessero esserci le primarie a decidere – ancora una volta – sara’ Roma e li’ il banco rischio di saltare una volta, tra spartizioni di aree, logiche centralistiche e voglia di non farsi troppo male. Li’, a quel punto, il vietnam del Pd calabrese potrebbe riesplodere. E allora neanche il napalm sara’ sufficiente.

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Pubblicato in Filippo Veltri
Mercoledì 06 Luglio 2011 11:47

Proclamata a Lamezia la super sommelier 2011

DI GIANFRANCO MANFREDI

Gianfranco_Manfredi

Bruna, elegante, professionale, competente. E per di più affabile e simpatica. E’ la migliore sommelier della Calabria. E’ stata proclamata domenica scorsa a Lamezia Terme al termine del Congresso regionale dell’Associazione Italiana Sommeliers-AIS. Si chiama Giovanna Pizzi, ha trent’anni e fa la farmacista a Reggio Calabria che è la sua città. L’ambito trofeo le è stato assegnato nei saloni delle Cantine Statti, al termine di un concorso che, vi assicuro, si è rivelato serrato e combattuto. Un esame-concorso che ha avuto due fasi: la prova scritta e quella pratica che è stata pubblica e spettacolare, una simulazione di servizio al tavolo, con la proposta e la scelta dei vini per due commensali e un test di cultura enogastronomica con domande insidiose e perfino “killer”, su vitigni, DOC, uvaggi, tagli e abbinamenti.

Un vero e proprio percorso a ostacoli, insomma, con un finale al cardiopalma. Giovanna Pizzi, farmacista e sommelier, si è aggiudicata il primato e gli ambiti trofei del vincitore. A lei sono andati  un prezioso “taste-vin” d’argento, opera del maestro Gerardo Sacco e una doppia magnum di “Mantonico” Statti, in cassetta di legno. Premiati con trofei prtehgiati anche gli altri finalisti al concorso “Miglior sommelier 2011”, Antonio Macheda di Fossato (Reggio Calabria) e il lametino Felice Cardamone che si sono aggiudicati, rispettivamente, una magnum di “Magno Megonio” Librandi e una di “Terraccia” Serracavallo. Dal primo pomeriggio a tarda sera di domenica 12 giugno, oltre cento sommelier hanno partecipato al congresso dell’AIS, un’assemblea che è valsa oltre che ad assolvere i doveri statutari dell’associazione a fare il punto sullo “stato dell’arte” dell’enogastronomia regionale.

“La ricorrenza del primo decennale dell’AIS-Calabria – ha sottolineato il presidente regionale dell’associazione, Gennaro Convertini – sancisce il successo ormai consolidato della più giovane sezione territoriale regionale d’Italia.”  “La circostanza – ha aggiunto la sommelier professionista Maria Rosaria Romano, responsabile della didattica e dei corsi, oltre che delegata per la provincia cosentina – è lusinghiera: conferma l’affidabilità e la credibilità dei sommeliers calabresi e premia un’organizzazione dinamica e vivace che conta attualmente nella regione 510 iscritti, centinaia di sommelier che hanno completato il percorso formativo ed ha in svolgimento tredici corsi in tutta la regione con 200 aspiranti sommelier”.

L’appuntamento congressuale è stato contrassegnato dalla cerimonia di consegna degli attestati a 30 nuovi sommelier ed ha messo in campo l’intera squadra al vertice dell’organizzazione. Ad affiancare Convertini, sette punti di riferimento territoriali, la delegata di Cosenza, Maria Rosaria Romano, di Reggio Calabria, Francesco Saccà, della Locride, Pier Francesco Multari,  di Lamezia Terme, Felice Cardamone e gli incaricati di Vibo Valentia, Elena Ichino, di Crotone, Francesco Bonesse e di Catanzaro, Giancarlo Rafele, nonché il responsabile regionale “sommellerie”, sommelier, Alfonso Verta e il responsabile della comunicazione, il giornalista-sommelier Gianfranco Manfredi, ovverosia chi scrive la noterella che state leggendo. Ma il meeting è stato anche occasione per un’approfondita degustazione di cinque interpretazioni del vitigno mantonico, ideata e realizzata da Girolamo Grisafi e curata impeccabilmente nel servizio da William Greco e per discutere delle ultime novità sul fronte enogastronomico locale.

Da pochi giorni, del resto, all’Associazione dei Sommeliers si è affiancata – una sorta di “spin-off” dell’AIS –  la sezione calabrese dell' ONAF, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi. Giusto tre giorni fa a Cosenza, i primi 28 assaggiatori ufficiali hanno ricevuto ufficialmente l'investitura dal presidente nazionale Carlo Adami  e dal vicepresidente Maria Sarnataro presso la sede regionale dell'AIS. Nella stessa occasione è stato nominato il delegato provinciale Antonio Fusco ed il comitato direttivo composto dai signori Guseppe Salvatore Grossociponte, Vincenzo Avolio, Giuseppe De Tursi, Giancarlo Rafele e Gianfranco Iannuzzo. Con quale calice brindare alla vittoria di Giovanna Pizzi e ai successi dell’AIS-Calabria?

Vi propongo un rosso lametino finora del tutto “inedito”. L’ho assaggiato nella degustazione curata da Girolamo Grisafi, autentico talent-scout delle produzioni di nicchia. Si chiama Annibale ed è un rosso giovane e molto promettente che produce il dottor Paolo Chirillo a Motta Santa Lucia. Proviene da uve magliocco dolce con una piccola percentuale di sangiovese. Mi dicono che il vigneto di Chirillo, collinare, ha notevole pendenza e gode di ottima esposizione. Il risultato di questa vendemmia 2010 è interessante e il lavoro di Chirillo merita senz’altro ulteriori approfondimenti. Rosso rubino con unghia violacea, Annibale richiama frutta rossa polposa ma in primis spicca un netto sentore di more, poi qualche accenno di menta. Semplice e lineare in bocca, è ancora un po’ pungente per freschezza. Ve lo raccomando per accompagnare un arrosto di capretto o, ben rinfrescato, per un tagliere di salumi e insaccati locali, aromatici e piccanti.

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premiazione-Concorso-2011-1Antonio Statti e Giovanna Pizzi

Pubblicato in Gianfranco Manfredi
Lunedì 06 Giugno 2011 14:27

Scopelliti dilaga, centrosinistra in coma

filippo_veltri

DI FILIPPO VELTRI

Un tempo era la roccaforte della sinistra e Giacomo Mancini la fece diventare l'emblema della rivoluzione della sinistra al governo delle citta', ben prima di Bassolino a Napoli: oggi Cosenza, dopo 35 anni, e' passata di mano, avra' un sindaco di centrodestra. Ed e' diventata l'emblema alla rovescia: il simbolo, cioe', del vento controcorrente del centrodestra, in netta difficolta' in tutta Italia, Sud compreso, che qui pero' ha spazzato via, praticamente da tutta la Calabria, il centrosinistra.

L'esito dei ballottaggi  non poteva apparire piu' chiaro: qui e' il nuovo paradiso del centrodestra, qui si strappano le storiche roccaforti alla sinistra, qui si stravince dove si governava da tempo e tanti saluti alla crisi del centrodestra. Questo nuovo paradiso si chiama Calabria, un tempo roccaforte della sinistra.

Tra primo e secondo turno il centrodestra mantiene saldamente il comune di Reggio, strappa alla sinistra i municipi di Cosenza e Catanzaro ma anche la Provincia di Reggio Calabria. La sinistra conserva Crotone, dove viene rieletto sindaco Peppino Vallone, un ex democristiano ed ex Margherita, che manda a casa la senatrice dell'Udc Dorina Bianchi, che mezzo Pdl in verita' non voleva, che poi mezzo Udc ha aspramente criticato e mollato quando non ha difeso Casini dagli attacchi di Berlusconi in un comizio al palazzetto dello sport. Insomma, una candidatura tutt'altro che forte.

Il perche' di questo voto in controtendenza non e' difficile da scoprire e tutti gli osservatori sono stati nei giorni scorsi concordi: da 14 mesi governa in Regione Giuseppe Scopelliti, coordinatore regionale del Pdl, che nel marzo 2010 ha strabattuto alle regionali Loiero e tutto il centrosinistra. Scopelliti, giovane e brillante ex sindaco di Reggio, ha unito il suo partito imprimendo una forte azione di cambiamento e rinnovamento, ma soprattutto ha stretto un rapporto di ferro con l'Udc.

In Calabria il terzo polo non si sa che cosa sia, non e’ mai nato: in regione il partito di Casini ha il Presidente del Consiglio Regionale e due assessori e alle amministrative un altro patto di ferro, tanto che il nuovo Sindaco di Cosenza e' il fratello del parlamentare Udc Roberto Occhiuto.

Un modello esportabile per il resto del paese? Scopelliti ci crede e ci spera, l'Udc, intanto, gongola. Ma non ci sono solo i capoluoghi a tenere desta l'attenzione: un anno dopo il centrodestra ha infatti mantenuto la guida di San Giovanni in Fiore, la capitale della Sila, una roccaforte per 50 anni della sinistra, comunista e post, persa in verita’ gia’ 12 mesi fa, poi il consiglio si sciolse ma domenica e lunedi' lo stesso sindaco defenestrato ha riconquistato nuovamente il comune per il centrodestra.

Una debacle per la sinistra, che in Calabria - terzo elemento di spiegazione - e' praticamente alla canna del gas: il Pd non raggiunge il 9% dei consensi nelle tre citta' principali (Catanzaro, Cosenza e Reggio), Bersani da un anno l'ha commissariato dopo la sconfitta alle regionali, squassato da polemiche interne incredibili (a Cosenza e' successo e sta ancora succedendo di tutto) e il resto del centrosinistra non se la passa meglio. In queste condizioni era davvero un'impresa arginare l'ondata Scopelliti. E infatti non c'e' riuscito. Resta solo Lamezia a questo punto e sul sindaco di questa citta’ aumentano aspettative, responsabilita’, possibilita’.

Il centro destra che vince è firmato Scopelliti che dopo il ballottaggio si legittima come l’uomo politico più potente della Calabria, dai tempi d’oro di Giacomo Mancini a oggi. Se la Regione non contasse soltanto 2 milioni di abitanti sarebbe possibile proporlo come uno dei grandi signori del voto nel Mezzogiorno.  Il centro destra ha fatto bene a dare grande importanza all’accordo con l’Udc, a tenersi stretto Trematerra senza di cui oggi i risultati sarebbero molto diversi.   Una vittoria piena, quindi, per Scopelliti. Piena quanto la sconfitta del centro sinistra che, come detto, avra’ di che riflettere.  Certo, in politica mai una vittoria o una sconfitta sono prive di contraddizioni, difficoltà, fatti di segno contrario. Il risultato pone problemi inediti perché raramente il voto è stato in così netta controtendenza con quello del resto del paese. In Italia è accaduto questo: il voto ha segnato il tramonto di Berlusconi e dei suoi Governi furiosamente nordisti condizionati dalla Lega. La nostra regione non ha contribuito a questo risultato. E’ ancora presto per capire se questo elemento peserà positivamente o negativamente. Ma è questo il dato reale.

Il voto amministrativo – di Milano, Napoli, ma anche di Cagliari dopo venti anni di centro destra, di Novara, di Trieste - rivela che gli italiani  hanno mandato a Berlusconi un avviso chiaro; come hanno capito i più furbi dei berluscones già impegnati a costruirsi una exit strategy.

Il voto calabrese darà nell’immediato a Scopelliti maggior peso all’interno del centro destra che però si scomporra’ sempre piu’. Il modo in cui il Governatore lo userà sarà importante per lui, ma soprattutto – nel bene e nel male - per la Calabria.

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Pubblicato in Filippo Veltri

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