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Lamezia Terme - Sambiase si è trasformata per una sera in una passerella a cielo aperto. Sul sagrato della Chiesa del Duomo di San Pancrazio V.M., la stilista lametina Tiziana Vescio ha presentato le sue creazioni in un appuntamento dedicato alla moda, al lavoro sartoriale e alla tradizione, con un percorso che ha attraversato colori, stili ed epoche fino alla collezione sposa.

"L’iniziativa - è spiegato in una nota - è stata organizzata personalmente da Tiziana Vescio con il sostegno della Pro Loco Lamezia Terme e della Pro Loco Terina. Importante la disponibilità dei Padri Minimi del Convento di San Francesco di Paola, Padre Vincenzo Arzente, Padre Giovanni Sposato e Padre Aldo Imbrogno, che hanno concesso il sagrato per l’appuntamento. A condurre la serata sono stati i giornalisti e presentatori televisivi Luisa Vaccaro e Paolo Giura, che hanno accompagnato le diverse uscite con professionalità, dando spazio anche al valore delle realtà creative del territorio e a quelle eccellenze locali che possono trovare nella moda un linguaggio capace di superare i confini cittadini". 

"La sua - precisano - è una moda profondamente legata alla dimensione sartoriale. Capi unici, realizzati su misura, nei quali la progettazione dell’abito parte dalla persona e non semplicemente dalla tendenza del momento. Oltre trent’anni di esperienza hanno consolidato questo metodo, senza però trasformarlo in una formula immobile. Al contrario, nella ricerca di Vescio convivono memoria e desiderio di sperimentare, attenzione alla tradizione e volontà di proporre forme sempre nuove. È una caratteristica emersa chiaramente anche nel corso della serata".

"La prima parte della collezione ha introdotto gradualmente il pubblico nel mondo creativo della stilista. Poi il colore ha iniziato a diventare protagonista, quasi a scandire capitoli diversi dello spettacolo. L’azzurro, dalle tonalità più leggere fino al blu profondo, ha costruito una sequenza di grande armonia cromatica. Un passaggio che ha lasciato successivamente spazio a una tavolozza più intensa: lilla, rosa, fucsia e viola hanno portato in scena una femminilità più decisa, giocata sulla forza del colore e sulla varietà delle sfumature. Ogni gruppo di abiti ha avuto una propria identità, mantenendo però riconoscibile la cifra della stilista: la ricerca del dettaglio, l’attenzione alla vestibilità e la volontà di costruire capi capaci di accompagnare la figura senza annullarla".

"Poi è arrivato il nero, insieme all’argento. È stato il momento più magnetico della serata. Una combinazione cromatica sofisticata, dal forte impatto scenico, che ha modificato immediatamente il ritmo dello spettacolo. I tessuti e i dettagli luminosi hanno restituito un’immagine più audace e contemporanea, quasi cinematografica. Per intensità e costruzione visiva, alcune uscite hanno avuto il respiro delle grandi serate televisive dedicate alla moda. Un’immagine che, per un attimo, avrebbe potuto appartenere a una passerella internazionale o a uno degli appuntamenti più prestigiosi del fashion system. Ma il vero racconto della serata è arrivato con la collezione sposa. Non un semplice finale, ma un capitolo a sé, costruito intorno al colore che più di ogni altro porta con sé memoria, simboli e immaginario: il bianco. Tiziana Vescio ha scelto di raccontare l’abito nuziale attraverso un percorso che parte dagli anni Quaranta e arriva alla contemporaneità. Un arco temporale nel quale sono cambiati i volumi, le linee, le proporzioni e il modo stesso di interpretare la figura femminile, mentre è rimasto intatto il desiderio di rendere unico il giorno del matrimonio".

"La collezione ha messo in evidenza proprio questa trasformazione. Le suggestioni degli anni Cinquanta richiamano una femminilità più composta, fatta di eleganza e proporzioni precise. Con il passare delle epoche, le forme si liberano, cambiano i volumi, il rapporto tra corpo e tessuto diventa più dinamico e l’abito acquista una maggiore libertà espressiva. È il passaggio dalla memoria alla contemporaneità. Vescio non rinuncia alla tradizione, ma la interpreta. Il risultato è una sposa che può essere romantica senza essere nostalgica, sofisticata senza risultare distante, contemporanea senza perdere il carattere solenne che appartiene all’abito nuziale. In questa parte della collezione emerge con particolare evidenza il valore del lavoro su misura. Ogni abito sembra infatti pensato per costruire un’identità precisa: non soltanto una silhouette, ma un modo di essere donna nel giorno più fotografato e ricordato della propria vita. Il bianco diventa quindi molto più di un colore. È il filo che unisce epoche diverse e permette alla stilista di raccontare l’evoluzione dell’abito da sposa senza rinunciare alla sua dimensione più autentica: quella della scelta personale, della cura sartoriale e del capo che deve appartenere prima di tutto a chi lo indossa".

"L’ultima uscita ha raccolto idealmente questo viaggio e ha chiuso il programma con il momento più atteso dal pubblico. Al termine, Tiziana Vescio ha espresso la propria soddisfazione per l’esito dell’iniziativa, rivolgendo i ringraziamenti a quanti hanno contribuito alla sua realizzazione: le Pro Loco lametine e i loro presidenti, Vincenzo Ruberto e Gianfranco Caputo, i Padri Minimi, i presentatori, i tecnici audio, le modelle e il pubblico. Ed è proprio il rapporto con il pubblico uno degli elementi che resta più evidente al termine dell’evento. Per una stilista che da oltre trent’anni lavora nel proprio atelier, portare le proprie creazioni davanti a una platea così ampia significa trasformare il lavoro quotidiano della sartoria in un racconto condiviso. Con l’ultima sposa si sono spente le luci, ma è rimasta l’immagine di una collezione capace di attraversare epoche diverse senza perdere il filo della propria identità. Un finale nel segno del bianco, ma soprattutto nel segno di una moda che continua a nascere dal mestiere, dalla ricerca e dalla capacità di dare a ogni abito una storia da raccontare".

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