Montalto: tabernacolo d'autunno

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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 Mi manca l'Aspromonte, Dagli inizi di luglio. Mi manca come una persona cara. Troppo lunga l’assenza! Scendo a sud. Verso l'apice del mio Sud. Meta e percorso li deciderò viaggiando al termine della notte. I luoghi sono uomini e donne. Vivono, come me, di relazioni autentiche. Attendo un segno. Che viene quando albeggia. Dopo le nubi basse che ci accompagnano sino alla valle del Mesima, scorgo la sagoma del Montalto, emergere, pura come una gemma oscura, al centro dell'acrocoro. E' lì che andremo! Per la via più bella. Più in alto possibile. Con una speranza di luce e colori. Piani di Carmelia, imbocco del sentiero per Portella dei Cannavi. Saliamo nella faggeta mentre il sole si alza nel cielo e filtra piano attraverso le fronte. Timido, beneagurante lucore! Diverso dal luccichio coatto degli occhi dei bimbi, ieri sera, sabato, all’apice della loro aspirazione settimanale: ingurgitare grassi e zuccheri, in gruppo, in un locale alla moda nel centro cittadino. Più in alto. Fuori dal bosco. Incanto … Valle di Fonte Pregna, sotto di noi, è un cono d’ombra verso l’abisso. Ad est la sagoma scura di Pietra Castello e la fenditura della Buonamico spalancano la veduta del Mar Ionio con la costa sino alla Punta di Roccella. A nord, oltre la pendice del Monte Cannavi, i familiari profili delle Serre, naviganti su un mare di nubi in dissolvimento. Da Pietra Tagliata ecco il Montalto dominatore. Picchiettato di fiammelle rosse, gialle, arancioni. Con i triangoli verdi dei pini e degli abeti. Arazzo policromo! Ci guardiamo increduli: la speranza si è inverata: l'autunno è precoce anche quaggiù, in Aspromonte. Ma qui, per fortuna, nessuno lo chiama "foliage". Sì, lo so che è una parola d'ordine del marketing turistico. Ma a me non piace affatto. Riduce tutto a un gioco, a un divertimento. Non vado in montagna né per sport né per divertimento. Ci vado per cercarmi, pregare, commuovermi

Di nuovo nel bosco di faggi e pini. Cuccioli di abeti sono spuntati in questi anni dappertutto: memoria genetica della terra. In vista del Vallone di Acqua Selvaggia, saliamo a sinistra, su un culmine roccioso che promette mirabilie. E così è. Stavolta, l'attore protagonista è Puntone L'Albara. Piano di Tabaccari. Poi ancora su. Giovane bosco di faggi e abeti bianchi. Rocce, muschi, ginepri. Ultimo strappo sino in cima. Da qui passò Norman Douglas, traversando in sol giorno da Delianuova a Bova. Qui vide emergere le terre dalle brume della notte Umberto Zanotti Bianco. Pellegrinaggio sugli ultimi punti panoramici non ancora invasi dalla vegetazione, risorta negli ultimi vent'anni. I Crinali che scendono verso Taglio di Pollia e Ferraina. Il mare lontano, come un miraggio. Poi uno squarcio nella faggeta: tabernacolo di foglie infiammate di gloria con dentro il paesaggio. Ora so, forse, quel che voleva dire Ungaretti quando scrisse "m'illumino d'immenso". E poi l'infinito, verso nord. La costa tirrenica e le montagne sino a dove la vista non può giungere. Attoniti, paghi, quieti. "Insegnaci la quiete", recita il titolo di un libro di Tim Parks regalatomi da un caro amico. E' la storia di un male di vivere che nasce da una vita che fa male. Se davvero esiste il paradiso, quassù c'è una sua filiale. Indietro lungo la stessa via. Perché ora, la luce renderà tutto diverso. Da Pietra Tagliata, il paesaggio che stamane era avvolto nell'ombra, risplende come una parure di pietre preziose: rubini, smeraldi, lapislazzuli. Giù sino all'auto. Visita di rito al Rifugio il Biancospino del vecchio amico Antonio Barca, che ai Piani di Carmelia, da anni ospita gente proveniente da tutto il mondo, per ammirare luoghi che i calabresi non conoscono.

Poi il ritorno. Allo svincolo di Gioia Tauro un enorme ingorgo stradale. La gente è in fila per entrare al centro commerciale. C'è, oggi, la fiera degli sposi e della casa ... Già, i figli di questo tempo bizzarro, da quando diventano adolescenti hanno tre sole aspirazioni comuni. In prima media: uscire il sabato sera per rinchiudersi in piccoli branchi in un locale ad alta concentrazione di dolcificanti. Più tardi: uscire il sabato sera per sballarsi con qualcosa di forte e di proibito. Più tardi ancora: convolare a nozze con almeno duecento invitati e fuochi d'artificio, per poi divorziare prima possibile. Vedo sciamare dalle auto figli, padri e madri in processione verso la vera religione del nostro tempo. La religione dei comportamenti coatti. Che rispondono a un ordine inespresso di un potere che non ha più bisogno di dittature. Esattamente come preconizzò Aldous Uxley ne "Il mondo nuovo". Scriveva con grande lucidità e preveggenza Huxley a George Orwell in una lettera: "La sete di potere può essere soddisfatta nella sua pienezza inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù". Ed è dallo spettacolo immondo di questo amore per la propria schiavitù che noi siamo fuggiti per un giorno.

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