Pregare con le vecchiette

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua
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francesco_bevilacqua.jpgQuando prego non posso stare in una chiesa gremita. Nietzsche dice: “Chi si sente destinato a contemplare e non a credere, trova tutti i credenti troppo rumorosi e importuni e si difende da loro”. Per questo, di norma, non vado a messa la domenica. Ma la sera di sabato. Quando la chiesa è meno affollata. E soffro un po', ugualmente. Nonostante la confessione con un prete bravo ed equilibrato. Che per me è una relazione bella e importante, non una delazione su me stesso. Ecco, mi disturbano i fedeli, la massa compatta che assiste al rito, per gran parte subendolo. Mi distraggono i troppi volti, che inevitabilmente cerco di decifrare.

Mi infastidisce un’omelia altisonante, col prete dalla voce impostata. Mi deconcentra la troppa luce. Per pregare ho bisogno di solitudine, o quasi, di concentrazione, di commozione. Preferisco le navate di una foresta, le piccole chiese di campagna o di paese, le messe mattutine o serali. Quando il giorno non è ancora fatto e sta per trascolorare. Quando sui banchi ci sono solo le vecchiette che sgranano rosari, bisbigliano litanie. E che hanno negli occhi un’emozione ieratica, colma del proprio dolore, partecipe di tutto il dolore del mondo.

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