Calabria: riflessi dell’evoluzione dinastico - istituzionale normanna

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio
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La conquista normanna dell’Italia meridionale, compiuta in un lungo lasso di tempo,  fu realizzata senza un piano strategico unitario, ma attraverso lotte incessanti, accordi mutevoli, alleanze momentanee seguite da frequenti capovolgimenti delle stesse; essa si concretizzò gradualmente in un contesto storico e geografico sottoposto a tensioni di varia natura: etnica, economica,  religiosa, dinastica e così via. I condottieri normanni si dovettero, di volta in volta, confrontare diplomaticamente e militarmente con l’Impero Bizantino, l’Impero Germanico, il Papato, i musulmani di Sicilia, in primo momento, e poi con quelli dell’Africa del nord, e, inoltre, con i vari principi, duchi, conti delle regioni meridionali e, infine, ma non meno importanti, con diverse comunità cittadine, che abbandonate, di fatto, a se stesse dalle autorità sopra menzionate, erano costrette a sbrogliarsela da sé in quel contesto così turbolento e mutevole. In questo scritto si cercherà di mettere a fuoco, principalmente, le problematiche più significative inerenti la Calabria nel contesto sopra delineato, con qualche richiamo allo svolgimento complessivo della conquista normanna del Meridione italiano, che si concretizzò  in modo differenziato regione per regione e, ancora, con procedure diverse nella stessa area geografica, come, avvenne, ad esempio in Campania ed in Puglia; su tale vasta tematica sono disponibili studi e ricerche, anche recenti, sia di carattere generale sia monografici, di notevole validità didattica e scientifica. Una panoramica sintetica, ma estremamente significativa, dell’occupazione normanna della Calabria e del contesto storico-geografico in cui essa fu realizzata si può inferire dal brano successivo: “La conquista normanna della Calabria fu relativamente facile e rapida: Roberto e Ruggero d’Altavilla, in meno di un lustro (1056- 1060), attraverso azioni rapide e brigantesche, riuscirono gradualmente ad assoggettare la regione. L’azione dei Normanni se fu spietata e devastatrice nel primo impeto fu altrettanto benefica per la società e l’economia della regione, in quanto finalmente venne assicurata la pace nella regione insanguinata per le feroci devastazioni saracene e bulgare e soffocata dall’oppressione fiscale bizantina. Sopite le discordie tra gli Altavilla, domato il particolarismo locale, ridotti i potenti all’obbedienza, liquidati con energia i conati di ribellione, il campo di lotta dei Normanni si sposta al di fuori della regione, contro i nemici esterni Arabi, Bizantini e Longobardi. La regione sembra destinata a diventare la culla della futura monarchia e Mileto [Comune dell’attuale provincia di Vibo Valentia, N. d. R.]. conosce lo splendore di una corte in miniatura, mentre San Marco Argentano, S. Severina e Squillace diventano le città chiave per l’allargamento della conquista. Ma gli irrequieti avventurieri normanni sostano nella regione per riprendere fiato, per riorganizzare le forze, onde balzare in Sicilia, in Puglia ed in Campania per spazzare Arabi, Bizantini e Longobardi e fondare nel Mezzogiorno d’Italia un nuovo Stato” (Giuseppe Brasacchio, Storia Economica della Calabria – Vol.2 -  Dal III Secolo dopo Cristo alla Dominazione Angioina – 1442, Edizioni EffeEmme, Chiaravalle Centrale, 1977, pp.179 – 180 ).

La conquista normanna della Sicilia, gradualmente strappata ai Musulmani, fece diminuire l’importanza strategica, più precisamente politica, militare ed economica, della regione agli occhi dei recenti conquistatori, per come viene succintamente esplicitato nel brano successivo: “Mileto, sul fianco orientale del Poro e lungo la vecchia via romana – che aveva continuato a funzionare perché come ho già rilevato, congiungeva i principali centri della diocesi [L’autore fa riferimento alla Via Popilia, che aveva collegato, in età romana e medievale, la Campania e la Basilica alla Calabria fino allo Stretto di Messina, N. d. R.] – diventò verso il 1060, per iniziativa del conte Ruggiero, il capoluogo della contea di Calabria ed ebbe qualche tempo di splendore con la costruzione di edifici religiosi e di corte e di amministrazione (la zecca) ove furono largamente usati i materiali degli edifici rovinati dai saraceni nel vicino centro di Vibo (da cui per di più fu portata a Mileto l’illustre sede episcopale). Ma l’occasione che si era così presentata alla Calabria, svanì rapidamente col trasferimento dei conquistatori normandi in Sicilia (nel 1061). Come era stata per gli arabi una testa di ponte, la Calabria fu per i normandi unicamente un ponte di lancio: e dopo l’ingresso a Palermo nel 1072 e l’occupazione totale della Sicilia nel 1091, in questa fu stabilita praticamente – e sia pure solo nel 1130 ufficialmente – la sede della corte del giovane reame” (Lucio Gambi, Calabria, Utet, Torino, 1978, pp. 142-143). Al quadro storico sopra delineato c’è da aggiungere che la Calabria nel periodo sopra indicato fu coinvolta in diverse ribellioni da parte di alcuni feudatari dissidenti e/o da parte di comunità riottose, ma tutte le forme d’insurrezione furono, prima o poi,  domate ricorrendo a trattative accomodanti o con il ricorso alle armi, per come viene esplicitato nel passo seguente: “Il successo nell’espunzione delle riottosità, la potenza e l’autorità indiscusse, guadagnate in imprese militari, diplomatiche e nuziali ben note, conducevano Ruggero II  all’assunzione della corona regia nel 1130. Si apriva la fase di un’esperienza nuova, importante e decisiva per il Mezzogiorno d’Italia molti dei cui aspetti strutturali erano già ampiamente e definitivamente radicati. E volgendosi all’esame della storia della Calabria, dopo aver avanzato alcuni dubbi sul curioso mito della ‘tranquillità’ della regione dopo la conquista normanna, ci sarebbe da domandarsi se la pedagogia sociale sviluppata per un secolo dai metodi della conquista, dell’accrescimento e del mantenimento del potere non sia stata più forte, tenace e duratura di qualsiasi positivo apporto istituzionale” (Franco Porsia, Calabria Normanna e Sveva, in ‘Storia della Calabria Medievale – I quadri Generali’, Gangemi Editore, Roma- Reggio Cal., 2001, p.136). Da quanto esposto precedentemente pare conseguenziale affermare che la conquista della Calabria da parte dei Normanni, in ogni modo, segnò irreversibilmente la storia della regione, vista sia nel contesto dell’Italia Meridionale sia in quella più ampia dell’aerea mediterranea occidentale.

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