Il Bruzio nell’età tardo-repubblicana: Economia e società

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

francesco_vescio.jpgLa popolazione del Bruzio, l’odierna Calabria, nel primo secolo a.C., era molto composita dal punto di vista etnico, infatti vi abitavano i Bruzi, i discendenti degli Italioti (=coloni ellenici), gli assegnatari  delle colonie latine e romane disseminate nei secoli dai conquistatori in varie parti della regione. Il dominio romano è stato considerato da tanti studiosi un momento di decadenza e di degrado rispetto all’epoca dello splendore del periodo magno-greco, come si può facilmente dedurre dal brano seguente:

“Appunto di quei tempi [L’autore si riferisce al periodo del Primo Triumvirato e all’uccisione di Cesare nel 44 a.C. da parte di Bruto e Cassio nelle Idi di Marzo del 44 a.C., N.d.R.] si veniva compiendo la latinizzazione del Bruttio, in modo strano e violento, cancellando tutto un passato, svalorizzando ed annullando tutti gli elementi che aveano resa gloriosa la storia della Magna Grecia e del Bruttio. Mentre l’elemento greco spariva in una universale impotenza; mentre la popolazione bruttia era caduta in un vero stato di abietta servitù, il paese veniva latinizzato rinnovando di volta in volta la popolazione delle vecchie colonie e fondandone delle nuove, inviando nel Bruttio, come in corpore vili [= in un corpo vile, detto, anticamente, di persona di poco  conto, plebea, N.d.R.] ogni rifiuto d’altre popolazioni.
Strabone, che visse sotto Augusto, ricorda che a’ suoi tempi, fatta eccezione di Taranto, Reggio e Napoli, tutto il territorio della Magna Grecia d’una volta, s’era latinizzato e se di nome compariva come dominato da’ Lucani, da’ Brettii o da Campani, effettivamente lo era invece da’ Romani” (Oreste Dito, Calabria – Disegno Storico della Vita e della Cultura Calabrese da’ Tempi più Antichi a’ Nostri Giorni, Edizioni Brenner, Cosenza, 1981, pp. 93- 94 – Ristampa).   

Tale visione della dominazione romana, è stata, però, fortemente contestata negli ultimi tempi, come si può facilmente dedurre dalle seguenti considerazioni:

“ … il rapporto tra la Calabria antica e Roma antica è un rapporto conflittuale, che gl’intellettuali dei secoli successivi hanno esorcizzato in un solo modo anzi nell’unico modo possibile: esaltarne la grecità, rimuoverne la romanità; la prima era la libertà, la ricchezza, la cultura e la gioia, la seconda era l’oppressione, la miseria, l’inselvatichirsi, l’infelicità. Non che fosse una communis opinio [L’opinione comune o generale, N.d.R.]: che ne sapevano mai, le popolazioni calabresi del Medio evo e dell’età moderna, di queste remote ascendenze? Ma, certo, la cultura alta veicolò questo messaggio antiromano… Ma forse che, accanto alla rudezza dei bruzi e all’oppressione dei romani, non c’era stata anche una funesta litigiosità delle pòleis [Città – stato, che si governavano autonomamente, N.d.R.] greche stanziatesi in Calabria, sempre pronte a distruggere tutto quel che di bello esse avevano edificato? Erano forse responsabili solo i romani? Ma non anche i tiranni che, a gara, i coloni della Magna Grecia richiamavano laggiù, affinché schiacciassero ora l’una ora l’altra delle loro città?” (Augusto Placanica in “Storia della Calabria Antica – Età Italica e Romana”, a cura di Salvatore Settis, Gangemi Editore, Roma – Reggio Calabria, 2000, pp.3- 4). Si tratta di una problematica interessante da approfondire per avere un quadro più chiaro della Calabria nel periodo greco-romano dal punto di vista etnico, economico, sociale ed istituzionale.

Al fine di puntualizzare, negli aspetti più rilevanti, le condizioni complessive del Bruzio nel periodo storico preso in considerazione può essere di aiuto li testo seguente;

“Il baricentro della vita economica e sociale si spostò dalla città alla campagna, con nuove forme d’insediamento umano, caratterizzate spesso da una  economia autarchica. Codesto processo che mutò i connotati della società e dell’economia del Bruzio maturò nel corso dell’età repubblicana e quando sopraggiunse la pace augustea si era consolidato… Agricoltura e commercio poterono prosperare, ma solo in funzione della classe dominante. Poche ville restano a testimoniare l’attaccamento alla terra da parte dei proprietari: il reddito prodotto dalla terra e dal lavoro degli schiavi e plebei migrava a Roma, ove i plutocrati dell’ordine senatorio ed equestre amavano risiedere in splendidi palazzi. Anche se le campagne erano sicure e s’eran costruite nuove strade, anche se i pirati che infestavano i mari erano stati debellati, le popolazioni del Bruzio, durante la pace augustea, vissero in un silenzio significativo imposto dagli <<ergastula>> [Si tratta di locali adibiti a prigioni private in cui erano rinchiusi gli schiavi più indisciplinati, che venivano impegnati nei lavori più faticosi, N .d. R.] delle ville e dalla potenza dei ricchi” (Giuseppe Brasacchio, Storia Economica della Calabria – Dalla Preistoria al Secondo Secolo dopo Cristo, Edizioni Effe Emme, Chiaravalle Centrale, 1977, 320 – 321).

Da quanto sopra riportato si può evincere che le condizioni di vita nella regione erano molto differenziate a seconda del gruppo sociale di cui si faceva parte e delle ricchezze accumulate; situazioni più o meno simili erano diffuse anche nel resto dell’Italia peninsulare e delle province romane in relazione alle condizioni materiali di esistenza delle masse dei proletari e degli schiavi.

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