E pure in Calabria ne vedremo di tutti i colori

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla.jpgPer fortuna in Italia non esistono soltanto fatti negativi come quello di Tor  Sapienza, il quartiere romano dove nei giorni scorsi alcuni residenti hanno manifestato intolleranza contro i richiedenti asilo ospitati dal Centro d’accoglienza “Il sorriso”. Abbiamo avuto modo di sottolineare nel precedente articolo che è un razzismo di disperati, mossi al respingimento dal degrado e dal disagio in cui vivono. In tali circostanze ci può essere chi ha interesse a soffiare sul fuoco. Episodi del genere si possono moltiplicare nel nostro Paese (un effetto domino) e sono a grave rischio di  strumentalizzazione politica, con possibili finanziamenti occulti, approfittando delle difficoltà economiche e del malessere sociale di alcune categorie cadute in povertà negli ultimi anni o di quelle afflitte dalla miseria più nera. Fenomeni simili si sono verificati in passato e potrebbero succedere ancora oggi nel mondo e in Italia. Spesso si tratta di movimenti  o gruppi  di agitatori alla ricerca di visibilità. I disordini possono esplodere in ogni momento. Naturalmente è compito della politica, della Magistratura e delle Forze dell’ordine garantire la convivenza civile; bisogna, soprattutto, prevenirli anche con l’apporto delle associazioni, delle scuole, dei partiti, dei sindacati, delle cooperative. Pure i mass-media devono fare la loro parte. Forse hanno più responsabilità, specialmente la televisione, pubblica e privata. Dovrebbe sicuramente dare la notizia, ma non  esagerarla. Nei fatti di Tor Sapienza un eventuale megafono amplificato e telecamere posizionate ad hoc avrebbero riprodotto paura, razzismo e voglia di respingimento alla gente tranquilla che in casa guarda la tv e non ha solitamente di questi desideri estremisti. Per il pubblico televisivo, la percezione del rischio diventa dominante e la paura prende piede con atteggiamenti di razzismo irragionevole. Alcuni format sul pericolo e l’angoscia possono determinare intolleranza razziale, rinnovando pregiudizi e luoghi comuni. E’ opportuno stare attenti ai fatti di cronaca sociale e gli addetti ai lavori non devono mai dimenticarsi della deontologia professionale. Il subliminale è continuamente in agguato; fa brutti scherzi; gli spettatori in molti casi restano condizionati dall’immagine commentata. Questo non è avvenuto per quanto riguarda gli avvenimenti romani di cui sopra. Anzi, da noi sono andati in onda servizi televisivi sulla multiculturalità che hanno messo in evidenza una Calabria lontana anni luce dal razzismo.

Noi Lametini e del Lametino (Falerna, Gizzeria, Maida…) non abbiamo mai assunto comportamenti di respingimento. Si convive con “le  comunità diverse” senza disagio. Ne abbiamo visto e continuiamo a vederne di tutti i colori: vivono con noi maghrebini, asiatici, ucraini, rumeni, indiani, africani, neri, gialli, bianchi. Di tutti i colori pure in senso metaforico: clandestini, con residenza, di seconda e terza generazione, rifugiati, richiedenti asilo… Nelle scuole ci sono classi multietniche da decenni. Operano associazioni che hanno assimilato professionalità sul campo. E la sanità pubblica non è da meno. Non diamo importanza al nostro stare insieme tra molteplici gruppi etnici. Eppure ciò rappresenta un’eccellenza immateriale, avendo a che fare con il progresso civile. La stessa cosa è avvenuta in molte zone della Calabria. In questi giorni Rai regione trasmette quotidianamente servizi sull’integrazione nella nostra Terra, fermo restando il “buco nero” di Rosarno, dove nel 2010 ci fu la rivolta dei braccianti africani e ancora oggi persiste lo sfruttamento sul lavoro. Un’eccezione maledetta. La regola, invece, è che Badolato, Riace, Acquaformosa sono diventati i paesi dell’accoglienza e hanno coinvolto altre località, creando una rete di comuni solidali. Aiutati dallo SPRAR (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati) che garantisce “accoglienza integrata”, hanno ripopolato i centri storici senza futuro perché abbandonati; sono nate delle attività economiche e si sono formate nuove classi  in scuole che stavano per chiudere. E poi si sono diffuse delle associazioni nelle quali vengono occupati giovani che acquisiscono conoscenze, competenze e sensibilità umanitaria per interloquire con l’altro, grazie anche ai benemeriti mediatori culturali. Nei servizi sulla Calabria multietnica i giornalisti hanno intervistato i nuovi Calabresi: l’insegnante proveniente dal Pakistan, l’avvocato perseguitato dal regime siriano, il meccanico che è riuscito a sfuggire all’arresto per motivi politici. Sbocciano gli amori nei paesi dell’integrazione, si sposano e si formano famiglie di donne e di uomini di  diverse etnie. In un futuro non molto lontano vedremo figli calabresi con altra pelle e altri lineamenti. Ne vedremo di tutti i colori…

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