Le prossime elezioni politiche… rimembranze di pagine lette

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla-02132018-103246.jpgPerché l’attualità politica dell’oggi mi riporta al passato? Eppure sono trascorsi quasi vent’anni dall’inizio del Terzo Millennio (siamo entrati nel 18esimo). Tanta acqua sotto i ponti: campagne elettorali, leggi elettorali, governi, legislature interrotte senza ritorno ai seggi. Numerosi nell’arco di circa due decenni. Partiti, movimenti, Parlamento in un perenne trasformismo.

Ciò nonostante i problemi sono rimasti, anzi alcuni si sono aggravati come la disoccupazione, preoccupante quella giovanile; le mafie al Sud, al Centro e al Nord; la corruzione, ormai dilagante; l’immigrazione, tra accoglienza e cattiva gestione dei disperati sopravvissuti alle onde del mare; razzismo manifesto con l’ultimo episodio cruento di Macerata; la crisi economica e sociale in alcune realtà del Mezzogiorno e non solo.

Stando così le cose, è andata via via peggiorando la partecipazione democratica, in particolare quella dell’appuntamento con il voto. Gli ultimi sondaggi rivelano tassi di disaffezione alquanto alti verso le elezioni: un po’ meno della metà degli aventi diritto non si recherebbe al seggio. Partiti politici e movimenti sono diventati il bersaglio di un malcontento sempre più diffuso. Moltiplicate le critiche del corpo elettorale nel passaggio dalla prima alla cosiddetta “seconda Repubblica” verso la politica che non riesce a liberarsi dai suoi difetti. La dialettica parlamentare sembra formalmente cambiata; in apparenza, nella sostanza i comportamenti negativi permangono.

Come al solito i libri ci permettono di comprendere questo presente tutto proteso verso l’ennesimo appuntamento elettorale. Le ricerche degli studiosi sono utili a formare gli anticorpi contro le narrazioni populiste mirate alla “pancia” dell’elettorato con promesse che spesso non trovano riscontro nei fatti secondo l’opinione di tanti elettori.

Per il passato recente, si rimanda a quanto scritto nel blog a proposito della post-verità e sui testi di Marco Revelli. Per gli anni un po’ più lontani viene in soccorso Gianfranco Pasquino. Eravamo ancora nell’ultimo scorcio del Novecento quando il prof. di Scienza politica pubblicò La classe politica per la casa editrice de il Mulino. Nelle prime pagine del libro ritrovato vedo scritto (e sottolineato allora dal sottoscritto): “Spesso la critica [dell’opinione pubblica] colpisce (…) anche i partiti politici (…) fino a colpire la stessa democrazia rappresentativa e a fare invocare alternative drastiche. Ne nascono rivendicazioni e richieste del più vario tipo: l’avvento al governo di un uomo, più o meno forte; la formazione di persone competenti, cioè esperti, manager, tecnocrati; persino (…) la costruzione di una democrazia elettronica”.

In questo arco di tempo si sono alternati almeno due leader al governo avendo la velleità di diventare premier forti e decisionisti con risultati inconcludenti secondo l’opinione di numerosi cittadini ormai disillusi e disincantati; altri sognano di farlo dopo il 4 marzo con promesse allettanti. Nel contempo esperti e manager hanno diretto con lauti stipendi e buonuscite aziende che poi sono fallite; al Governo si sono avvicendati anche tecnocrati formatisi in scuole prestigiose, ma, pur ereditando disastri, i loro tentativi di buone pratiche non sono stati efficaci; sono mancati l’apprezzamento di certa opinione pubblica e il malcontento di parlamentari che avevano votato la fiducia, in allarme per lo spread schizzato tanto in alto da far temere la bancarotta della Nazione.

Pasquino aveva previsto tutto. La sua analisi, storicamente e logicamente basata sul passato era, però, proiettata verso il futuro rispetto a quando scriveva, cioè il presente in cui viviamo. Con il prossimo virgolettato si comprendono pure alcuni rigurgiti attuali di estrema destra nostalgici alla ricerca di megafoni e telecamere, con il rischio di un utilizzo cinico a fini elettoralistici: “… l’Italia ha conosciuto sia l’antiparlamentarismo e l’uomo forte che il qualunquismo e l’autoritarismo, non solo politico. Quindi in Italia le proposte di alternative alla classe politica hanno un sapore già gustato, poco gradevole e più rapidamente ricollegabile a visioni autoritarie e spoliticizzate”.

E poi mezzo secolo di governo repubblicano con i mali oggi cronicizzati. La classe politica è stata criticata (e continua ad esserlo): “… per la sua litigiosità (…) più di 50 governi in meno di 50 anni (…) per la sua lottizzazione, corruzione sistemica (…) partitocrazia e consociativismo”. Le conclusioni che ne trae: “… [la gravità sta nella] esagerazione e ostinazione in difetti e vizi (…) la qualità peggiore e i comportamenti maggiormente riprovevoli della classe politica italiana [riguardano la] sua sostanziale impunità, la mancata alternanza che ha impedito il ricambio e ha distorto la selezione dei politici”.

Quindi “un nuovo sistema costituzionale favorirà ricambio ed alternanza [incentivando] comportamenti migliori delle classi politiche di governo”. Ahinoi, questo è avvenuto in parte o in apparenza come ho detto all’inizio. La conclusione è la sua e vale ancora oggi dopo quasi 20 anni: “Comunque sia, ammaestrati un pochino dal passato prossimo e in attesa di imparare qualcosa di più dalle dure lezioni della storia (…), questo libro intende per l’appunto offrire una chiave di lettura delle modalità con le quali le classi politiche si formano, funzionano e si ricambiano …”.

Ai candidati in campagna elettorale l’invito a leggere il testo per realizzare finalmente e concretamente la buona politica e … tanti auguri alla futura classe politica per i prossimi 20 anni. 

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