Lamezia, Liberiamoci!

Scritto da  Pubblicato in Tonino Iacopetta

tonino_iacopetta.jpgGrazie alla magistratura, viene data a Lamezia un’occasione storica. Diamo una svolta alla nostra storia di lametini a trecento sessanta gradi. Dopo le recenti potature all’indirizzo di alcune cosche locali e che però hanno visto implicata una parte consistente della borghesia professionale e imprenditoriale, i cosiddetti colletti bianchi, si può tirare un sospiro di sollievo, anche se è inutile nascondersi dietro un dito, perché esistono nel territorio lametino con cospicui collegamenti extraterritoriali ben altre cosche ancora più agguerrite e senz’altro meglio strutturate di quelle da poco tramontate. Comunque, adesso abbiamo capito come funzionava, non tanto la criminalità che sempre c’è stata e sempre ci sarà, ma l’intera economia della piana, alla faccia degli operatori economici onesti e non collusi, i quali non potevano reggere la concorrenza sui lavori pubblici, soprattutto pubblici e vedremo perché soprattutto pubblici, e privati. Appalti e concessioni in cui la “mala” aveva una sua parte e in cui gli onesti non potevano mettere becco, a parte il fatto che appunto perché onesti e non collusi, venivano sottoposti a salassi forati di natura estorsiva.  E veniamo a noi, a come possiamo fare quella svolta di trecento sessanta gradi di cui parlavamo.

Già, perché ogni elezione a Lamezia ha subito il condizionamento dell’elemento malavitoso, specie in alcuni popolatissimi quartieri cittadini dove i boss hanno il controllo totale del territorio, controllo di tutte le attività ivi incluse quelle politiche. E appunto ai boss ci si rivolge allorché si avverte il bisogno di una spintarella per essere eletti. Gratis? Si, gratis in un primo tempo salvo poi richiedere il conto appresso e cioè partecipando alla spartizione di quel denaro pubblico controllato dai politici, ovviamente, guarda caso, proprio quei politici beneficati in precedenza.  A questo si aggiunga che certi eletti hanno potuto contare su migliaia e migliaia di voti non controllati da boss e simili, ma ottenuti ugualmente con le medesime modalità anche se del tutto legali. Sono quei voti dati nella speranza che il votato possa dare in cambio qualche cosa in tutti gli ambiti della vita sociale. Voto pulito ma moralmente vile e con il risultato di mandare a governare la città o peggio ancora la regione persone che non hanno in mente di fare l’interesse della città ma il proprio e quello del resto del clan cha ha votato proprio per queste persone e perciò, cittadini di Lamezia, non vi lamentate quando la città, la vostra città, non migliora mai. Adesso, apprestiamoci a quelle elezioni locali, che il nostro sindaco ci ha promesso avverranno presto per effetto delle sue fantomatiche dimissioni, facciamo conto di votar per un Partito, che io chiamo, il Partito della gente, cioè con personale politico mai compromesso in malaffare sia a nome proprio che a nome del partito o Movimento d’appartenenza. Venga fuori, chi vuole questo Partito della gente (P. d. G.) perché non vogliamo vedere più i vecchi arnesi, anche se giovane d’età ma moralmente vecchi, venga fuori chi vuole l’interesse della città e magari anche il proprio, ma sempre dopo. In fondo, in città come Catanzaro, Cosenza, o anche paesini come Rende, divenuti poi città modello, così si governa: prima il collettivo interesse e poi il proprio; solo a Lamezia (a parte Campania e Sicilia che adesso non c’interessano) si vota male e si governa peggio.  

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