Migranti: incontri e scontri tra ministri dell’Ue senza risultati concreti

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

 

pino_gulla-08022018-085539_90f28.jpgRicomincio dalla chiusa finale dell’ultimo articolo dell’edizione cartacea dove ho accennato alla richiesta approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo per l’attivazione dell’articolo 7 dei Trattati dell’Ue nei confronti dell’Ungheria di Viktor Orban che non rispetterebbe l’indipendenza della giustizia, della libertà di stampa e i principi fondamentali della difesa degli immigrati. Una bella notizia. E’ la vittoria della deputata verde europea Judith Sargentini: La sua relazione è passata con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astensioni. Un voto favorevole inaspettato in un momento in cui populismo e xenofobia sembrano dilagare (in Svezia alle ultime elezioni il partito anti-immigrati ha ottenuto il 17,6%). I giornali hanno evidenziato che è “il primo caso in Ue di stato d’accusa per un [Paese] membro”. La relazione ha elencato i casi in cui l’Ungheria non avrebbe rispettato i valori fondanti dell’Unione europea così come sono sanciti nell’art 2 del Trattato: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà e della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”. Nel caso di una violazione grave di tali valori da parte di uno Stato membro dell’Ue, si attiva il sistema di sanzioni dell’art 7 (Titolo 1. Disposizioni Comuni.): “Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri del Parlamento europeo e della Commissione europea, il Consiglio, deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’art. 2 …”. Ora le decisioni successive spettano al Consiglio europeo. Identica procedura è stata seguita per la Polonia anch’essa in attesa delle disposizioni del Consiglio europeo.

Intanto proseguono gli incontri bilaterali tra ministri dell’Ue per risolvere il problema migranti. Qualche scontro verbale come quello avvenuto a Vienna tra il nostro ministro dell’Interno e il ministro degli Esteri del Lussemburgo. Un certo favore ha incontrato il rafforzamento della polizia di frontiera e, di conseguenza, della Guardia costiera; ma non “si sono fatti dei passi in avanti” per porre mano alla revisione del sistema Dublino (“chi sbarca in Italia sbarca in Europa”, richieste di asilo smistate tra i Paesi dell’Ue) e alla revisione della missione Sophia (rotazione dei porti di sbarco). Insieme al muro dei Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, ultimamente si è avvicinata l’Austria del premier Kurz) che impedisce qualsiasi tipo di accoglienza dei migranti, c’è il muro di gomma di altri Paesi europei che a parole sono per l’accoglienza, ma alla fine di ogni riunione fanno prevalere la tecnica del rinvio. Se ne riparlerà ad ottobre al Consiglio europeo. L’impressione è che tutto si faccia in funzione elettoralistica, di consenso o di comunicazione politica diretta principalmente al proprio elettorato. Su tale sospetta percezione botta e risposta tra Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, e il primo ministro italiano Giuseppe Conte. Al monito del presidente del Consiglio europeo a non usare “il dossier migranti per tornaconto politico”, Conte ha risposto con chiarezza che non è “una questione elettorale, gli appuntamenti elettorali sono distanti, la realtà è che l’immigrazione è un tema importante”, auspicando uno scambio di vedute costruttivo in vista del Consiglio di ottobre.  

Sul problema immigrazione l’Europa è molto in ritardo e lo sarebbe pure qualora ci fosse un’immediata unità d’intenti costruttiva. Il problema è ormai diventato complesso. Richiedenti asilo per motivi politici (perseguitati che fuggono dalle dittature) e migranti economici (che scappano dalla siccità e dalla desertificazione di intere regioni africane) sono entrambi disperati, anche se per motivi diversi. L’accoglienza e le possibilità di integrazione (sacrosante) dovrebbero valere per tutti. Pure il migrante cosiddetto economico che arriva in Europa è un sopravvissuto allo sfruttamento dei trafficanti e ai naufragi; attraversa il deserto e il Mar Mediterraneo alla ricerca di migliori condizioni di vita. Questa disperazione così grande non si risolve soltanto con il numero di ingressi e la eventuale accoglienza. Necessita di programmazione adeguata, di inserimenti e/o integrazione. Se l’Europa non riesce a decidere neanche sulle quote e sulla redistribuzione, vuol dire che non si è ancora resa conto della reale gravità del problema. Da qui il ritardo accumulato pure per ragioni storiche, politiche, economiche (colonialismo, neocolonialismo, neoliberismo). Ritardo perché il Vecchio continente si è allontanato dalle reali e drammatiche problematiche perdendo di vista i Trattati dell’Unione europea. Bisogna cominciare a recuperare. Mi sembra opportuno chiudere con la seguente dichiarazione di Conte, alquanto efficace: “Più ritardiamo, più andiamo tutti in difficoltà”. Altro che rinvii. Non c’è altro tempo da perdere.

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