Restando a casa vedo e rivedo programmi alla tv. I Gesuiti dalle origini a Papa Bergoglio

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_36604_1ab0c_3f558_1f0e4_4b688-1_a5e57-1_d8888_28843_4c5f8_3403b_9715d_570fd.jpg

Come per tante altre trasmissioni, in questo periodo di difficoltà per il Covid-19 (Coronavirus), vengono riproposti da Rai 3 programmi ancora oggi interessanti e nuovi di scottante attualità. Ti fanno ricordare quello che hai letto e scritto. E alcuni di essi, guardandoli alla tv, si comprendono con maggiore chiarezza nei loro intrecci tra religione e politica. Ho rivisto con immutato interesse la puntata di “Passato e Presente” del maggio 2018 condotta dallo storico Paolo Mieli su Ignazio di Loyola, articolata con domande stimolanti alla professoressa Michela Catto, docente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, tra i massimi esperti di storia politica e religiosa. Numerose le pubblicazioni. In particolare ha curato la collana su “La Compagnia di Gesù”, 12 volumi che raccontano la storia dei Gesuiti dalle origini fino a Papa Bergoglio, usciti in edicola nel 2014 con il Sole 24 Ore. Ad arricchire le varie tematiche anche gli interventi di Federica Candido, Alessandro Ruffo, Mario Sanseverino, giovani storici. Paolo Mieli all’inizio della trasmissione ha sottolineato il fatto che ci son voluti secoli e secoli perché un Gesuita diventasse Pontefice, appunto Papa Francesco.

Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, ebbe l’approvazione nel 1540 da Papa Paolo III. Così l’Ordine, nato qualche anno prima, nel 1534, faceva parte a tutti gli effetti della Chiesa cattolica. Ma non furono sempre rose e fiori con il potere ecclesiastico di Roma, come ha evidenziato la studiosa: “Nascita travagliata; contrasti e conflitti maggiori entro la Chiesa cattolica; erano considerati ora come dissidenti, ora come eretici”. L’Ordine fu soppresso nel 1773 da Clemente XIV anche dopo pressioni di alcuni sovrani cattolici. A tal proposito Carlo Marroni, vaticanista de Il Sole 24 Ore, ha riportato un virgolettato ironico-divertente di Bergoglio qualche giorno dopo l’elezione: “Mi hanno chiesto perché mi ho scelto questo nome, Francesco. Perché vorrei una Chiesa povera per i poveri”. E poi ridendo: “C’era anche la proposta di chiamarmi Clemente XV, così hanno detto per vendicarmi del Papa che aveva soppresso i Gesuiti”. L’Ordine fu riabilitato da Pio VII nel 1814. I Gesuiti non erano ben visti nemmeno dai Domenicani. Sul versante politico pure l’ostracismo di alcune monarchie europee: Il Portogallo nel 1759; la Francia il 1764; tre anni dopo vennero cacciati dalla Spagna e dal regno di Napoli. Tanta ingratitudine pure da una parte della Chiesa cattolica, nonostante l’impegno nella evangelizzazione dei popoli: erano penetrati con Francesco Saverio e Matteo Ricci in Oriente; Manuel da Nobrega era andato ad evangelizzare il Brasile rendendo meno amara la “conquista” del protestantesimo di alcune regioni dell’Europa cattolica. Il primo venne soprannominato “l’apostolo delle Indie”; pubblicò il catechismo e fece tradurre in tamil, la lingua dei Paravas, tribù indigena del  sud dell’India, il Credo, Il Pater Noster, l’Ave Maria, i dieci Comandamenti; il secondo  ottenne il permesso per il preti locali di celebrare messa e recitare il breviario nella lingua del luogo, mantenendo i riti in onore degli antenati; Manuel da Nobrega fondò i primi collegi e numerose missioni tra le popolazioni indigene. Per quanto riguarda riti e tradizioni locali l’autorizzazione venne in seguito revocata da Clemente XI e decenni dopo fu proibito ai cinesi convertiti di celebrare i riti per gli antenati, a danno del proselitismo. I Gesuiti erano contro la schiavitù e, di conseguenza, contro il potere costituito fondato sullo schiavismo; di conseguenza i coloni si misero di traverso con aperta ostilità. Irriconoscenti anche alcuni Stati del Vecchio continente perché i Gesuiti erano guida spirituale di personaggi importanti; furono i confessori di Enrico IV e Luigi XIV e, nella formazione, il gesuita Rodriguez era il precettore dei figli di Giovanni III, re del Portogallo. Per l’insegnamento in grande considerazione il latino e i classici senza trascurare altre discipline: Matteo Ricci era linguista e matematico di un certo livello. Fondarono i collegi; alcuni di questi furono frequentati da rappresentanti della élite europea come Voltaire, Diderot e Cartesio; importanti i collegi italiani di Messina, Palermo, Napoli, Venezia, Padova. In Brasile si dedicarono all’educazione dei coloni portoghesi. In Paraguay sorsero le prime reduciones, villaggi fortificati per difendersi dai cacciatori di schiavi, e, nel contempo, cercarono di migliorare le attività agricole. Per loro l’istruzione era fondamentale nella preparazione degli appartenenti all’Ordine (dovevano sapere di teologia, diritto canonico; spesso erano anche linguisti, storici, scienziati); l’insegnamento era poi uno strumento importante per diffondere il cattolicesimo. Tralascio il resto; ci sarebbe altro da dire ed è tanta roba: la conversione di Sant’Ignazio, gli esercizi spirituali (un sistema non teologico, ma pratico rivolto a tutti i fedeli); i due film, Mission (del 1986) e Ignacio de Loyola-Ignazio di Loyola (del 2016).

Resto nell’ambito dei problemi riguardanti i Gesuiti, presenti ancora oggi, soprattutto quelli concentrati nella figura di Bergoglio. Per una parte del mondo cattolico Papa Francesco è un problema. Proprio lui che ha fatto dimenticare alcuni scandali nella Chiesa del Terzo Millennio.  Si rinnova l’ingratitudine di un tempo.  Mi sono tornati in mente articoli, relazioni e altri programmi della tv. Quando, nel maggio del 2017, presentai la relazione Papa Francesco e la complessità del mondo contemporaneo all’Uniter di Lamezia Terme, comunicai all’uditorio che avevo visto sui giornali e alla tv manifesti con foto del Papa e scritte offensive in romanesco. Alcuni quotidiani avevano scritto che la Digos stava indagando negli ambienti conservatori contrari alle scelte di Bergoglio. Seppi per caso da voci romane che eventuali suggeritori si sarebbero potuti scovare all’interno della Santa Sede in disaccordo con le scelte di Papa Francesco. Non ci volevo credere! Avevo anche scritto sulle perplessità manifestate dai giornalisti Gianluigi Nuzzi (l’autore di Sua Santità e di Vaticano S.P.A. Ed. Chiarelettere) ed Emiliano Fittipaldi (ha pubblicato Avarizia. Lussuria. Ed. Feltrinelli): “Bergoglio era molto indietro rispetto alle riforme promesse”. Le stesse problematiche ribadite nel numero di maggio 2018 da Micromega, rivista bimestrale diretta da Paolo Flores d’Arcais. In “Presa diretta”, andata in onda il 13 gennaio scorso, Riccardo Iacona ha messo sotto i riflettori Attacco al Papa, “il fuoco amico” a danno di Sua Santità all’interno del cattolicesimo; soprattutto una parte della Chiesa cattolica americana si è schierata apertamente contro le scelte del Papa. Sullo stesso argomento Report, la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci con l’inchiesta giornalistica “Dio, patria, famiglia S. P. A.” di Giorgio Mottola, Norma Ferrara, Simona Peloso riguardante la destra ultra-cattolica americana che, secondo la loro indagine, rinnova in continuazione gli attacchi a Bergoglio insieme a politici della destra italiana e dissidenti all’interno della gerarchia vaticana a fare da sponda. Negli Usa e in Europa, giornali, siti, associazioni, fondazioni con tanti dollari “giocano” al tiro al bersaglio contro il Pontefice. Per costoro Bergoglio sarebbe addirittura la causa del coronavirus: un castigo divino come risposta del Padreterno al tradimento di Sua Santità per le sue prese di posizione a favore di divorziati, omosessuali, migranti. Ancora una volta da non credere! Siamo ritornati indietro nel tempo, nel Medioevo, quando la peste era considerata un castigo di Dio per l’uomo peccatore e la guarigione significava perdono.   

In realtà L’Enciclica Laudato si’ e Querida Amazonia mettono in discussione la politica e l’economia dei conservatori statunitensi; sordi ai segnali pericolosi del cambiamento climatico, non vogliono rinunciare al neoliberismo sfrenato, allo sviluppismo, alla crescita infinita in un pianeta finito. Un capitalismo insostenibile è padrone del pianeta e causa enormi differenze sociali, tanta povertà e disastri ecologici. Sulla via indicata da Sant’ Ignazio di Loyola, Papa Bergoglio vuole “una Chiesa povera per i poveri” e non a caso ha scelto il nome del fraticello di Assisi, Francesco. Nessun Pontefice in precedenza l’aveva fatto prima nella millenaria storia della Chiesa cattolica. Invece della terza loggia del palazzo apostolico ha preferito come residenza l’appartamento di Santa Marta, nella cui cappella celebra messa di prima mattina, puntuale in questi giorni drammatici di difficoltà mondiale. È entrato nelle case grazie alle telecamere dando conforto. Ha rivolto a Dio accorate preghiere per la salute dei poveri, degli emarginati, dei carcerati, dei malati e del personale medico e paramedico di tutti i Paesi. Ha esternato il suo pensiero ai politici per risolvere le emergenze: “La politica è una forma alta di carità. I politici cerchino il bene delle popolazioni e non del proprio partito”. Indubbia la popolarità. Sondaggi alle stelle. I nemici sono dentro e fuori del Vaticano. Ma il primo Papa gesuita della storia è abbastanza avveduto e prudente nell’evitare le turbolenze. Forse per tale motivo le riforme subiscono dei ritardi o evidenziano lentezza. Comunque è importante che il percorso intrapreso non venga interrotto. Per il bene di tutta l’umanità!

© RIPRODUZIONE RISERVATA