La Calabria bizantina nel periodo del Catapanato

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio
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francesco_vescio.jpgTra la fine del secolo X e la dominazione normanna, che in Calabria si affermò nella seconda metà dell’XI, nei territori dell’Impero bizantino ci fu una nuova forma di governo il catapanato; tale istituzione politica, militare ed amministrativa fu creata nel periodo in cui l’imperatore di Germania Ottone I avanzava delle pretese sulle regioni dell’Italia meridionali rimaste sotto il dominio costantinopolitano; le ragioni e le modalità di tale provvedimento assunto dalle autorità imperiali orientali sono bene esplicitate nel testo successivo:

“Il pericolo che in questo momento correvano i domini italiani fu probabilmente alla base di un cambiamento amministrativo, che portò all’introduzione di un nuovo governatore, il catepano <<d’Italia>>, di cui si sente parlare a partire dal 970. Il suo nome proveniva dalla fusione delle due preposizioni greche  <<katà>> ed << epàno>> nel significato etimologico di <<colui che sta sopra>> ed era un funzionario di rango superiore allo stratego di Calabria. Non è chiaro a quale obiettivo mirasse la riforma, ma la coincidenza con un periodo critico autorizza a credere che si sia stata concepita per accentrare il potere supremo in un’unica persona unificando i temi di Longobardia e di Calabria. Anche se questo ne era lo scopo, tuttavia, l’introduzione del catepano non condusse alla scomparsa del tema di Calabria, che continuò ad esistere mentre il catepano finì semplicemente per sostituirsi allo stratego di Longobardia, sebbene le due circoscrizioni in seguito siano state talvolta riunificate, come già era accaduto nell’epoca precedente ” ( Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Il Mulino, Bologna,2004, p.174 ) .

Il conflitto tra l’Impero di Germania e quello costantinopolitano, dopo numerosi scontri militari, si concluse nel 972 con il matrimonio di Ottone II, erede al trono di Germania, e la principessa bizantina Teofano. 

Terminato lo scontro armato tra i due Imperi, restò insoluto quello con i Musulmani di Sicilia che, a più riprese, organizzavano scorrerie nell’Italia meridionale peninsulare; tale situazione indusse l’imperatore Ottone II ad intervenire per porre termine alle incursioni saracene, la battaglia decisiva tra le truppe imperiali e i musulmani avvenne in Calabria per come indicato nel brano seguente:

“Comunque sia, la campagna proseguì e, dopo una prima vittoria contro gli Arabi, Ottone II il 13 luglio del 982 li affrontò in una grande battaglia campale in prossimità di Crotone, da cui uscì rovinosamente sconfitto perdendo gran parte del suo esercito e i migliori comandanti. Lo stesso imperatore riuscì a mettersi faticosamente in salvo e fu preso a bordo di una nave bizantina che lo condusse a Rossano…

La disfatta di Ottone II avvantaggiò il governo bizantino nel secolare confronto con gli Arabi. La morte dell’emiro nella stessa battaglia in cui fu sconfitto l’imperatore germanico, e il conseguente ritiro in Sicilia delle forze arabe, concessero infatti qualche anno di respiro ai temi italiani. Le difficoltà interne dell’emirato di Sicilia, dove vi era stata una sollevazione contro il successore di Abu-al- Kasim, misero fine alle incursioni islamiche e il catepano di Bari poté consolidare le posizioni di Bisanzio ” ( Giorgio Ravegnani, op. cit., pp.179 -180 ) .

Le incursioni musulmane ripresero pochi anni dopo con conseguenze disastrose per le popolazioni, non sempre adeguatamente difese; un quadro sintetico, ma abbastanza, chiarificatore della situazione è delineato nel brano che segue:

“ Saccheggiata del novecentottantasei Santa Ciriaca o Gerace; l’anno appresso fatte altre scorrerie in Calabria; l’ottantotto, assediata, presa e desolata Cosenza, assaliti altresì i villaggi presso Bari e riportatone uomini e donne prigioni in Sicilia. Si trovò il novantuno l’oste musulmana a Taranto; dove sopraccorso un conte Atto con genti di Bari, cadde nella zuffa e parte dei suoi. Tornarono il novantaquattro a quelle regioni; stringeano per tre mesi, espugnavano al quarto Matera, che fu incendiata…” ( Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Volume II, Le Monnier, Firenze, 2002, p.225 ). Gli scontri avvenivano sia per terra che per mare ed, in alcuni casi molto importanti furono gli interventi dei Veneziani e dei Pisani, per come riportato in seguito:

“Minori sembran le forze e meglio giudicata la vittoria, nella battaglia navale che si travagliò il sei agosto del mille e cinque a Reggio; dove i Pisani, emuli ormai di Venezia, ruppero i Musulmani. D’agosto del mille e nove, spezzato il patto del capitano Sato, o cred’io Saìd, i Musulmani occupavano un’altra volta Cosenza” (Michele Amari, op. cit. p.226) .

Episodi simili si verificarono in altri luoghi per tutta la prima metà dell’XI secolo. In ogni modo la popolazione riusciva, in un contesto così pericoloso ed insicuro, a continuare le proprie attività economiche per garantirsi un certo benessere secondo quanto riportato nel seguente testo:

“Nonostante il ripetersi delle incursioni saracene, con tutto il relativo corredo di devastazioni e di perdite umane, tra la metà del secolo X e la prima dell’XI sembra che la Calabria abbia conosciuto un periodo di progressivo sviluppo economico, sostenuto soprattutto dalla ripresa dell’agricoltura; si moltiplicano le testimonianze intorno ai dissodamenti, alla coltivazione dei cereali, all’impianto di gelsi e di olivi. Nell’evoluzione dell’economia calabrese influiva ovviamente in modo notevole  la maggiore o minore intensità delle spedizioni saracene, condizionate dagli equilibri dell’emirato siciliano“ (Pasquale Corsi, La Calabria Bizantina: Vicende Istituzionali  e Politico–Militari in ‘Storia della Calabria Medievale- I Quadri Generali’, Gangemi Editore, Roma –Reggio Cal., 2001, p.72).

Il periodo storico preso in esame, in modo sintetico, offre un quadro certamente desolante per i cruenti e frequenti conflitti subiti dalle popolazioni e per le devastazioni rovinose di città, villaggi e campagne, ma spinge pure ad ammirare la forza d’animo degli abitanti della regione nel resistere, comunque, alle avversità e nell’impegnarsi con ostinata serietà nelle attività produttive.

 

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