Lamezia capitale delle mafie

Scritto da  Pubblicato in Giovanni Iuffrida

Iuffrida_matita.jpgLaddove non c'è una cultura di contrasto alla mentalità mafiosa, il territorio condiziona negativamente la mafia, amplificandone il ruolo e incrementandone l'efficacia in  maniera esponenziale. Giuseppe Santino, studioso del crimine organizzato, ha esposto le linee essenziali di un “paradigma della complessità” che legge la mafia come un fenomeno polimorfico e pone l'interazione tra gruppi criminali e contesto sociale. Un altro studioso, attento alla fenomenologia mafiosa, Ercole Giap Parini ha scritto che “la mafia si impone sul territorio e lo condiziona ma ne è a sua volta condizionata”. Come appunto a Lamezia, dove è riconosciuta l'esistenza di una cultura mafiosa molto radicata nella popolazione civile, tanto da farne la capitale delle mafie (un procuratore della Repubblica ha parlato di un tasso di contaminazione superiore al venti per cento,  quasi a voler rappresentare un'imposta sul “valore aggiunto” sociale, paragonabile all'Iva di questo periodo di crisi economica).

Lamezia è un vero e proprio caso di studio che la Dda di Catanzaro ha provato a spiegare attraverso delle indagini che non hanno avuto ancora un'esplicitazione completa e che coinvolgono trasversalmente tutta la società civile. L'azione delle mafie si articola lungo tre direttrici: industria della protezione privata, controllo del territorio, organizzazione dei traffici illeciti. Su tutt'e tre le azioni la mafia tradizionale riesce a prevalere sullo Stato, nonostante la proficua attività della Procura antimafia di Catanzaro, peraltro in carenza di organico. Ecco perché in questi ultimi giorni, in molti hanno giustamente segnalato la necessità di potenziare la Procura di Catanzaro piuttosto che quella di Lamezia. Del resto le giuste maggiori attenzioni a favore della Procura di Catanzaro sono da attribuire al noto inquinamento mafioso della politica di Lamezia, le cui modalità si esplicano attraverso forme che richiedono un'alta specializzazione per l'individuazione della “rete”, o se si vuole network, di organizzazioni che vanno al di là della polvere da sparo e che alimentano la cultura mafiosa che a sua volta condiziona la mafia nei comportamenti e ne istituzionalizza l'esistenza. A proposito di voto di scambio di cui si parla in questi giorni, i consigli comunali che stabilizzano il proprio potere sulla base di voti effetto di  “trasversalismi di scambio” non sono ben più pericolosi? Eppure nulla si è mosso finora.

La cultura mafiosa non riguarda soltanto la società civile avvezza alle “guardianie” e alla protezione privata, ma come sta dimostrando la Dda di Catanzaro anche l'universo variegato delle libere professioni che costituiscono il collante tra mafia e istituzioni pubbliche. Per evidenziare questo fenomeno basterebbe alla Dda mettere in fila permessi di costruzione legati ai maggiori investimenti di capitale privato e agevolazioni procedurali (tempistica, facilitazioni, interpretazioni normative, ecc.) e che danno agli enti pubblici il ruolo di “protettori”. Questo sistema rappresenta la cartina di tornasole in grado di fare capire perché esiste la mafia e perché prolifera con grande facilità fino a occupare direttamente o indirettamente postazioni pubbliche. Di sicuro, nonostante le catastrofi civili e politiche, possiamo stare tranquilli perché a Lamezia non ci sarà mai un salutare terremoto giudiziario che, da solo, potrebbe segnare la rinascita della città.

La debolezza culturale e strutturale degli organi istituzionali e la costante esaltazione della cultura mafiosa è dimostrata dalla recente sentenza delle Sezioni Riunite “in composizione speciale” della Corte dei Conti di Roma che interpreta e (fatto grave) disattende norme dello Stato, condizionando e giustificando così le mafie tradizionali e qualsiasi altra forma di crimine organizzato.

L'influenza culturale negativa di decisioni di questo tipo basta da sola a dimostrare le ragioni dell'esistenza e del consolidamento della mafia di quaggiù e che fa di Lamezia un laboratorio speciale per lo studio del network contemporaneo tra mafie e circoli magici di vario livello. Su questo terreno trova fondamento la necessità di implementare l'organico della Dda di Catanzaro che ha il non facile compito di far affiorare il pericoloso ingorgo di culture mafiose che attraversano la città e la soffocano come una piovra.

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