Il racconto di Alessandra Ghisleri: dai semplici impieghi temporanei a direttrice di Euromedia Research

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_36604_1ab0c_3f558_1f0e4_4b688-1_a5e57-1_d8888_28843_4c5f8_3403b_9715d_570fd_37a2e_720ae_61e4b_021e5.jpg“La Repubblica dei sondaggi. L’Italia raccontata attraverso i numeri”, l’interessante libro di Alessandra Ghisleri, pubblicato dalla Piemme a marzo di quest’anno, mi ha permesso di leggere i cambiamenti della politica dalla fine degli anni ’90 ad oggi attraverso i sondaggi. Nell’introduzione la politologa sottolinea la complessità della sondaggiocrazia, ormai onnipresente nel marketing e in politica: “Quello che viene diffuso dai media spesso è solo la punta di un iceberg dell’intero sondaggio effettuato. Sviluppare un campione statistico, (…) costruire il percorso di un questionario, censire le risposte rappresentandole poi in tabelle e grafici sono passaggi cruciali (…) per conoscere un determinato fenomeno o sistema” (p. 7). Percentuali e dati non appesantiscono la lettura perché la direttrice di Euromedia Research sa raccontare la sua esperienza esistenziale e professionale. Mi ha colpito di più tale aspetto: parlare di politica e di numeri con il racconto. A me è sembrato un romanzo sondaggista. Ho letto i contenuti di sociologia politica in veste letteraria a volte divertente.

 Fin dalle prime pagine “nostra signora dei sondaggi” (copyright del sito Dagospia) parla della sua laurea conseguita alla Statale di Milano in Oceanografia paleontologica. Nulla a che vedere con l’iniziale iter dei sondaggisti di professione. Ha cominciato a lavorare in un call center, negli show room di moda milanesi, nei supermercati, in una agenzia d’assicurazione. “Semplici impieghi temporanei” di una giovane negli anni che precedono il Terzo Millennio. Mentre era alla ricerca di opportunità più importanti, arrivò il docente di Sociologia del Diritto, il professore Ghezzi, che le propose un sondaggio per individuare “i punti di contatto” tra il CCD (Centro Cristiano Democratico) e “l’idea di un partito” che da lì a breve si sarebbe concretizzata nel CDU (Cristiani Democratici Uniti). Senza sapere niente di politica riuscì a fare un buon lavoro e iniziò un “periodo di collaborazione in prova presso un importante istituto di ricerca italiano, Datamedia”(p.14).

 Durante una trasmissione condotta da Gianfranco Funari venne messa davanti ad un pc “per l’elaborazione grafica di un sondaggio”. All’improvviso “s’impallò” il computer; un istante di panico; la neo-sondaggista si riprese immediatamente; si ricordò di quanto aveva appreso all’università; fu in grado di fare l’istogramma in pochi attimi e tutto andò per il meglio. La società in cui lavorava fallì. Declinò le offerte di lavoro che arrivavano dagli altri istituti di ricerca e decise di lavorare in proprio fondando insieme al suo socio, Alfonso Lupo, Ghial Media. Non si dimentica, mentre racconta, dell’educazione materna e di altre donne che hanno segnato in positivo la sua esistenza: “Mia madre mi ha trasmesso il valore dell’indipendenza economica, condizione imprescindibile per una donna” (p. 13); di suor Augusta, la sua insegnante di scuola elementare che diceva: “Alla fine siamo tutti asini primi”; e delle altre sorelle: “…mai dire io, io” (p. 16). I virgolettati di cui sopra appartengono al primo capitolo Io asino primo. Si ricorda anche di “zia” Silvana, il notaio, “che mette a disposizione la sala per il business plan [progetto imprenditoriale]” (p.16). In alcuni ritratti sembra letteratura d’altri tempi.

 Prima l’incontro con il professore Ghezzi che le cambia la vita, in seguito chiamati, lei e il suo socio, da Silvio Berlusconi. Nientemeno! Chi l’avrebbe mai immaginato! Apprezzamenti e contratti. Considerata la nuova situazione, oltremodo positiva, decisero di dare un nuovo nome alla società, un marchio (brand) internazionale. Scelsero Euromedia Research.  Diventa la sondaggista del Cavaliere. Poi le opportunità successive e gli incontri “con tutti i politici italiani (…) e molti leader di Paesi stranieri. (…) Come istituto di ricerca abbiamo lavorato per i maggiori enti, ministeri, multinazionali e aziende private sia italiane che internazionali operanti nei più differenti settori merceologici” (p.17). Le tv, pubbliche e private, fanno a gara per averla nei talk show politici: A Porta a Porta, dalle apparizioni saltuarie ad ospite fissa; dal 2014 al 2016, sondaggista della trasmissione Ballarò di Massimo Giannini; ultimamente l’ho vista su La 7, a L’aria che tira, talk politico della giornalista Myrta Merlino.

E’ una bella storia: dagli inziali percorsi lavorativi fatti di precarietà fino ad arrivare ai livelli importanti di oggi. Lo sottolinea la protagonista riportando una percentuale, non dei suoi sondaggi, ma di una ricerca americana del 2017: “… in funzione del panorama lavorativo mondiale del futuro prossimo il 65% dei bambini che iniziano oggi il loro percorso di studi, quando saranno adulti troveranno un lavoro che ancora oggi non esiste e che non si conosce. Ebbene, quando da neolaureata, mi sono trovata in un call center di certo non potevo assolutamente immaginare quale percorso avrebbe preso la mia vita. Un’esperienza ricca, appagante fatta di incredibili incontri e opportunità” (p. 17). Spero vivamente che i giovani (neolaureati e non) leggano il libro della Ghisleri o, almeno, il virgolettato. Rappresenta un’iniezione di speranza per il futuro delle nuove generazioni; se non altro consente loro di sognare l’inaspettato positivo.

Stava passeggiando con la madre quando, non ancora autonoma professionalmente, le telefonò il suo principale: “Devi venire con me ad Arcore (…) così insieme abbiamo il quadro dell’intera situazione” (p.19). Non ebbe il tempo di cambiarsi: “Capelli legati con una treccia alta, jeans neri, anfibi e t-shirt neri con un angioletto e un diavoletto in love. (…) Ero seduta accanto a lui e (…) l’emozione cresceva forte” (p. 19).  Considera il Cavaliere un innovatore della politica: “… soprattutto per quanto riguarda la maniera di affrontare le campagne elettorali (…) L’esperienza che aveva maturato nel settore televisivo la trasferì nella politica (…) Berlusconi è stato un maestro nel personalizzare la relazione tra il politico e l’elettore (…) è riuscito a vendere un sogno agli italiani” (pp. 20, 30).  Il suo partito otteneva successo grazie alla semplificazione degli slogan; il sondaggio rappresentava “lo strumento principe (…) per avere un quadro completo e chiaro (…) delle sensazioni, degli umori e delle opinioni degli elettori” (p 22). Il Cavaliere si rivolgeva all’ elettore con carica empatica senza alcuna intermediazione.  I titoli di alcuni capitoli del libro richiamano il protagonismo politico del Cavaliere: Silvio Berlusconi: l’uomo dei sondaggi; Il Berluskaiser.

Ma nel 2007 si era accorta che il vento stava cambiando con l’avvento del V-Day di Beppe Grillo. Così scriveva in un dossier riservato: “La gente sente fortemente l’esigenza di un nuovo modo di fare politica in Italia. Una politica (…) di prospettive solide e concrete per il futuro. […] Sicuramente Grillo è l’ispiratore di un grande e importante Movimento trasversale” (p. 60). I 5 Stelle ottenevano consenso raccontando lo scempio della politica. Cominciava a prendere forma il neo populismo mediatico, successivo a quello televisivo tipicamente berlusconiano. Solo alcuni cenni sul dopo Berlusconi. Passaggi e tematiche di un certo rilievo che ho già trattato in precedenti articoli, ribaditi con ulteriori riflessioni e approfondimenti dall’autrice. Renzi costruisce un percorso importante. Fiore all’occhiello, gli 80 euro in busta paga. Va sbattere sul referendum e sulle elezioni del 2018.  Salvini ha trasformato la Lega “da semplice formazione locale radicata al Nord [a] primo partito italiano, (…) calcando tutte le ribalte possibili – il territorio, il web, la televisione, la radio – e portando sul palcoscenico le persone e sé stesso” (pp. 142, 152), ricordando la canzone “Siamo l’esercito del selfie”. Le pagine anzidette lasciano spazio alla sociologia politica più recente riguardante il populismo. Eccezion fatta per Conte, entrato nella scena politica “prima in sordina” o per conto di; poi più visibile e concreto nel mediare le diverse posizioni della maggioranza di Governo; attualmente, aggiungo, protagonista per ciò che concerne il Recovery Fund (Fondo di Recupero), soldi che dovrebbero arrivare dall’Unione Europea e, in ultimo, il dossier Benetton Atlantia.

 Mi piace virgolettare l’ultima parte del libro dove torna a sembrare un racconto d’altri tempi: “… Alfonso, il mio socio, entrò in ufficio con un gruppo di zampognari suonanti che scaldarono subito l’atmosfera…” (p. 211).  Dopo la madre, suor Augusta e “zia Silvana”, le ultime parole (un detto francese) sono della bis-nonna Aspasia: “Tout casse, tout passe, tout lasse, il n’est rien, et tout se remplace”. Ovvero:” Tutto si rompe, tutto passa, tutto si lascia. Non è niente, e tutto si rimpiazza” (p.210). Esprimono pienamente la volatilità emotiva dell’oggi. E per concludere: “Dalle indagini emerge (…) la richiesta di recuperare un’etica politica centrata sui valori di coerenza, affidabilità, competenza e fattività” (p.210). Solo così si può fare buona politica.

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