La Calabria dal Viceregno austriaco al Regno borbonico

Scritto da  Pubblicato in Francesco Vescio

francesco_vescio-ok_48ed3.jpgNel terzo decennio del Settecento una nuova dinastia, quella borbonica, conquistò l’Italia meridionale continentale scacciando quella asburgica e nello stesso tempo istaurò un regno autonomo; in questo scritto si faranno dei cenni agli avvenimenti più rilevanti, a livello europeo ed italiano, che portarono a profondi mutamenti nell’assetto statuale-dinastico europeo, ma ci si soffermerà in maniera più puntuale sulla situazione calabrese e sugli echi le conseguenze più significative che tali eventi ebbero nella regione. La dominazione austriaca in Calabria era iniziata durante la guerra di Successione spagnola nel 1707, i nuovi dominatori cercarono di introdurre delle innovazioni nell’amministrazione e nell’economia, ad esempio lo sfruttamento razionale delle miniere; ma il peso delle spese belliche richiese l’imposizione di tributi sempre più pesanti, che andavano a colpire principalmente i ceti popolari, nel testo che segue tale problematica viene illustrata in modo abbastanza chiaramente ed efficacemente: “Se le guerre furono  generalmente combattute  alla periferia del Regno, toccando solo in parte la grande massa della popolazione, la Calabria ne soffrì in maniera particolare, come base di operazioni militari per la conquista della Sicilia. La Sicilia, infatti, rimasta agli Spagnoli fino al 1713, passata poi al Re di Sardegna, nuovamente occupata dagli Spagnoli nella guerra del 1718-20, solo nel 1721 passò anch’essa sotto il dominio austriaco.

La presenza di flotte nemiche, ostacolando il traffico costiero con la capitale [Si deve intendere Napoli, allora capitale del Viceregno austriaco, N.d.R.], danneggiava in maniera particolare le città calabresi, già colpite dall’imperversare di pirati e corsari, di disertori e sbandati degli eserciti nemici. Al divieto di commercio con i Francesi e i loro alleati, del 1707, rispose l’ampliamento del contrabbando. In questa situazione, l’invio nelle zone costiere, in particolare fra Cirò, Crotone e Reggio, di truppe cesaree [Cioè dell’imperatore d’Austria, N.d.R.] per proteggere le popolazioni dalle incursioni piratesche, apparve solo come un ulteriore aggravio: le spese per il loro mantenimento non facevano che aggiungere <<afflizione agli afflitti>>, avrebbe scritto uno storico del primo Ottocento […] Le esigenze belliche, tuttavia, non comportarono solo un aggravio fiscale e una accentuata precarietà della vita economica, ma ebbero anche un ruolo di stimolo su alcuni settori produttivi. A Reggio e a Bagnara fu avviata la costruzione di alcune galeotte; il potenziamento del naviglio militare e mercantile spinse ad intensificare la produzione calabrese di pece, impiegata nella calafatazione [Tale operazione che serve ad impermeabilizzare le parti della nave che sono a contatto dell’acqua, è detta più comunemente <<calafatàggio>>, N.d.R.] delle navi; e lo sfruttamento delle miniere calabresi. Nella generale povertà di risorse minerarie del Regno, infatti, le Calabrie costituivano almeno in parte un’eccezione. Anche per questo, oltre che per la posizione geografica, la loro funzione e identità all’interno del Regno venivano viste soprattutto in termini militari e fiscali […] Dapprima affidata a privati, la gestione delle miniere fu ripresa a carico dello Stato, e  affidata a personale militare e tecnico austriaco e tedesco” ( Anna Maria Rao, La Calabria nel Settecento, in ‘ Storia della Calabria Moderna e Contemporanea – Il Lungo Periodo ’, Gangemi Editore, Roma- Reggio Cal., 1992, pp. 313-317).

Il mutamento dinastico nell’Italia Meridionale si verificò in seguito al conflitto scoppiato in Europa a seguito della Guerra di Successione Polacca; nel presente scritto si riporta prima una breve sintesi dei motivi e dei primi sviluppi del conflitto per poi passare a trattare degli aspetti che riguarderanno in maniera peculiare il Regno di Napoli e specificatamente la Calabria. Nel brano seguente vengono evidenziati la ragione del conflitto e gli schieramenti delle Potenze europee, che presero parte a tale evento bellico: “Dopo la morte del re di Polonia Augusto II, i due candidati alla successione furono Stanislao Leszczynski, suocero di Luigi XV, e Augusto di Sassonia, nipote dell’imperatore. La scelta della Dieta polacca (alla quale spettava il diritto di elezione del re secondo i Pacta conventa imposti dalla nobiltà nel 1573 ) cadde su Stanislao (1733):  e il denaro francese non fu estraneo alla decisione. Subito dopo truppe russe e austriache entrarono in Polonia e imposero la proclamazione di Augusto III. A favore di Stanislao si schierarono la Francia, il ducato di Savoia, la Spagna, e la Baviera. In realtà la difesa dei diritti di Leszczynski non preoccupava molto gli alleati, che videro in questo conflitto soltanto l’occasione per far valere i loro interessi in altri settori che con la Polonia non avevano niente a che fare. La guerra si combatté in Italia e fu relativamente breve. (Rosario Villari, Mille Anni di Storia – Dalla Città Medievale all’Unità dell’Europa, Laterza, Roma-Bari, 2000, p.298). Il nesso storico tra i lontani avvenimenti polacchi ed il nuovo assetto dinastico nel Viceregno nell’Italia meridionale è così delineato nel passo seguente: “Le cose andarono avanti così nel regno [ L’autore si riferisce al Viceregno austriaco di Napoli, N.d.R.]  per altri dieci anni; nel 1733 Francia, Spagna e Piemonte si unirono in nuovo patto contro l’Austria. Il patto stabiliva che Carlo, infante [ Titolo onorifico dei figli cadetti del re nelle monarchie spagnole e portoghesi, N.d.R.], lasciava il ducato di Parma e Piacenza al  fratello minore Filippo e veniva designato re delle Due Sicilie. Toccò al designato di impugnare le armi e marciare con un esercito verso Napoli, Carlo III dopo aver battuto gli austriaci a Vercelli, entrò in Napoli il 10 maggio del 1734, cinque giorni dopo era proclamato re da un decreto del padre. Così la casa dei Borboni subentrò a quella degli Asburgo nel regno di Napoli. […] Carlo III, l’anno dopo, per il raggiunto accordo , fu riconosciuto re anche da Luigi XV (3 ottobre 1734) […] Nel 1738, la pace di Vienna, rassodò e garantì la corona di Carlo di Borbone:  l’Austria ottenne come corrispettivo il ducato di Parma e Piacenza” (Enzo Misefari, Storia sociale della Calabria – Popolo, Classi Dominanti, forme di Resistenza dagli inizi dell’Età moderna al XIX Secolo, Jaka Book, 1976, pp.21-22).  

E fu così che,  con le armi e con la diplomazia, la dinastia dei Borboni s’insediò nel Regno di Napoli ed in Sicilia. Riguardo all’atteggiamento della popolazione sul mutamento della casa regnante si riporta il brano successivo: “Dopo più di due secoli il Regno, recuperava la sua indipendenza. L’evento suscitò grandi entusiasmi, nella fiducia che il ‘ Re nostro tanto aspettato’ avrebbe portato il paese allo sviluppo delle maggiori potenze europee, grazie all’impiego locale delle sue risorse […] Con l’indipendenza si profilava anche la possibilità di un nuovo rapporto tra capitale e province, di una più diffusa presenza dell’autorità regia sull’intero territorio nazionale. Importante elemento di novità era la riunificazione, dopo cinque secoli, dei Regni di Napoli e Sicilia: lo era in particolare per le Calabrie, che cessavano di costituire una sorta di ponte fra due entità politiche diverse, se non nemiche. Il viaggio in Sicilia di Carlo di Borbone nei primi mesi del 1735 fu quasi il simbolo di questa nuova condizione, e fu evento di primo piano per le Calabrie, che da due secoli, dal tempo di Carlo V, non avevano la visita di un sovrano. Le cerimonie che ne scandirono il passaggio mostrarono con chiarezza quali fossero gli equilibri locali, lungamente consolidati, che il ‘re proprio’ era chiamato a lasciare immutati, pur nell’auspicato rinnovamento” (Anna Maria Rao, op. cit., pp.317-318). Carlo conquistò un regno; il popolo sperava in un positivo cambiamento e festeggiava con entusiasmo per la riconquistata autonomia: da Viceregno a Regno.

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