La società della collera e del riso

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

francesco-bevilacqua-foto-blog-nuova_a2f0e_44eac_0e1b1_57fb8_5c7ce_1fd32.jpgCosa accomuna la rivolta dei gilet gialli in Francia e la tragedia del concerto di Ancona in Italia? Nulla in apparenza. Diverse cose in realtà. Entrambi gli accadimenti rispondono ad istinti basali che dominano ormai le nostre società in modo pervasivo: la “collera” da un lato, il “riso” dall’altro. Due facce della stessa medaglia.  La rivolta di Parigi viene dalla collera. La collera si produce in una parte del nostro encefalo che i neuroscenziati chiamano amigdala. Dinanzi a stimoli esterni che non riusciamo a dominare e che pensiamo ci rechino offesa reagiamo con la prima emozione prodotta dai nostri centri neurali, la collera. La collera è un’esplosione emozionale (impulso ad agire) che provoca – come spiega Daniel Goleman – una sorta di sequestro neurale. Il lungo processo di apprendimento che ha portato ad automatizzare la reazione emozionale non ha avuto il tempo di adeguarsi dinanzi ad un universo relazionale che, invece, è cambiato con sorprendente rapidità. Così, la collera è divenuta una trappola emotiva.

Quando la collera è condivisa ed emulata, siamo di fronte a un fenomeno di massa come quello dei gilet gialli. Non si tratta di novità. Ciclicamente, masse più o meno vaste insorgono e spaccano tutto. Talvolta senza obiettivi precisi o con rivendicazioni contingenti non proporzionate alla collera innescata (scontri studenteschi fra il 68 e la fine degli anni settanta, il terrorismo interno, le banlieue, il terrorismo islamico, i black-block, gli antagonisti, gli ultras calcistici etc.). È quello che Ernesto De Martino chiamava "furore". La ragione profonda di queste manifestazioni di collera collettiva, secondo diversi studiosi è il freudiano istinto di morte che è sia coazione a ripetere un episodio passato traumatizzante, sia impulso nichilista, sia aggressione verso il mondo esterno. Anche il bullismo, gli stupri di gruppo, le uccisioni di gruppo e quant’altro apparterrebbero, dunque, a questo inquietante contesto. 

La strage del concerto di Ancona non è che l'apice drammatico di una situazione particolarmente diffusa che chiamerò, per semplificare, “riso”, riferendomi al riso coatto o sballo. Che si manifesta con reazioni di apparente divertimento, di piacere sfrenato, di ebetudine stuporosa, per prendere a prestito un altro termine demartiniano. Come aveva intuito profeticamente Konrad Lorenz, il divertimento coatto è un pessimo surrogato della felicità. Il suo desiderio ci assale quando siamo così annoiati, così svogliati, così pieni di stimoli inutili da non ritenerci più in grado di fare qualcosa di veramente intelligente e creativo, qualcosa che solleciti la nostra più intima e squisita soddisfazione. È in quei momenti che accettiamo acriticamente qualunque occasione ci venga offerta per produrre il nostro “riso”: la musica ossessiva sparata ad altissimo volume, il ricorso a droghe più o meno lecite, i giochi idioti su internet, nei bar o nei casinò, le scommesse calcistiche e tutte le altre, perfino le smancerie, le insulsaggini, i pettegolezzi, le urla di gran parte delle trasmissioni televisive dove il riso sguaiato scorre come un fiume in piena a tutte le ore del giorno. E così che migliaia di adolescenti (ma non solo loro), spesso con la complicità degli educatori e dei genitori, scelgono lo sballo collettivo, che non è altro che l’azzeramento dell’intelligenza, il sopore di ogni ragione, la morte di qualunque desiderio.

Il dato comune più evidente dei due fenomeni è l’elemento collettivo-emulativo: chi scenderebbe in piazza a spaccare tutto da solo? Chi andrebbe a sballarsi con droghe, alcool e quant'altro, in una discoteca o in un concerto privo di folla? Nessuno ovviamente. Ma se questo serve a sentirsi protetti e realizzati da e in un gruppo, un movimento, ci si può illudere di compiere un’azione moralmente giustificabile (anche se fosse obiettivamente esecrabile). Quello di cui in pochi si avvedono è che anche manifestazioni come la “collera” e il “riso” collettivi sono connaturati alle società democratiche e desacralizzate, che, partendo dall’illusione della libertà assoluta degli individui, non producono forme di effettiva partecipazione dei singoli ai processi decisionali e finiscono per realizzare, in realtà, una sola libertà, quella di comportarsi tutti, o quasi, allo stesso modo ed omologarsi al tipo psicologico che interessa il mercato che tutto domina: il tipo individualista, cinico, spietato, nichilista, consumatore ed edonista.

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