Ma nel futuro prossimo dove andranno l'Italia, l'Europa e l'Unione Europea?

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_e1a1b-1.jpgNel Parlamento Europeo la Lega fa parte del nuovo gruppo sovranista Identity and Democracy (Identità e Democrazia) insieme al Rassemblement National(di Marine Le Pen) e all’AFD (Alternative fur Deutschland, Alternativa per la Germania); Forza Italia nel PPE (European People’s Party, Partito popolare europeo), Fratelli d’Italia nell’ECR (European Conservatives and Reformists, Gruppo sovranista dei Conservatori e Riformisti). II M5S siede nel PE tra i non iscritti (Redazione Ansa 3 luglio scorso). Il PD, nel S&D (Gruppo politico dell’alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici), nell’area socialista europea a Strasburgo, sarebbe nella maggioranza insieme a Renew Europe (ex liberali Alde, deputati del movimento di Macron) e I Verdi/Ale (gruppo dei Verdi europei/Alleanza libera europea), ma il tutto è da verificare nei futuri posizionamenti. I sovranisti non hanno ottenuto i risultati sperati; popolari, socialisti, liberali e Verdi avrebbero la maggioranza, se riuscissero a costruire una solida alleanza. La Sinistra Italiana è fuori gioco in Europa. Dopo le elezioni, tensione e scontri nel Governo italiano del contratto: Consigli dei ministri che si susseguono senza prendere decisioni, in particolare su flat tax, autonomia e autostrade. Da più parti (stampa e politica) si sostiene che la Lega voglia andare alle urne a settembre chiudendo anticipatamente la legislatura. A conferma di ciò alcune dichiarazioni di Salvini: “Giù le tasse o lascio il Governo”. Sospiro di sollievo: la Commissione non ha aperto la procedura d’infrazione verso l’Italia, anche se i nostri conti continuano ad essere monitorati. Nel nostro Paese i partiti di Governo non hanno fiducia nell’Ue così com’è; il Pd, pur dichiarando di essere l’alternativa, non sembra incisivo sui contenuti. La campagna elettorale è stata vissuta con lo sguardo rivolto ai tornaconti della politica italiana.

Una parte dell’’elettorato ha scarsa conoscenza delle Istituzioni di Bruxelles, sede della Commissione, e di Strasburgo, sede del Parlamento europeo. Anche per chi partecipa alle vicende politiche europee l’architettura istituzionale sembra elefantiaca e farraginosa nelle procedure; caratterizzata dal Parlamento Europeo, dal Consiglio dell’UE, dal Consiglio Europeo e dalla Commissione Europea. Quest’ultima ha il diritto di iniziativa legislativa: presenta le proposte al Consiglio dell’Ue e al Parlamento europeo che esercitano la funzione legislativa attraverso la codecisione o “procedura legislativa ordinaria”, rispettivamente secondo gli articoli 289 e 294 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le due Istituzioni adottano la proposta legislativa della Commissione in prima o in seconda lettura. Se non si raggiunge l’accordo dopo la seconda lettura, è convocato un comitato di conciliazione. Se il testo è considerato accettabile da entrambe le Istituzioni in terza lettura viene adottato; se non si arriva al compromesso, non è adottato. Il Consiglio Europeo è formato dai capi di Stato e di Governo; nomina presidenti e commissari; ha prodotto il Trattato di Lisbona; in vigore dal 2009 ha dato un ruolo maggiore al PE con una influenza determinante nella direzione politica dell’Europa; elegge il capo della Commissione tenendo presente i risultati elettorali. Per la prima volta due donne agli scranni più alti: la tedesca Ursula von der Leyen alla guida sella Commissione la francese Christine Lagarde al vertice della Banca Centrale; l’italiano David Sassoli è stato eletto presidente del Parlamento Europeo. Prestigioso incarico al calabrese Roberto Mastroianni: è stato nominato componente della Corte di Giustizia Europea.

 L’avvento recente degli euroscettici nella politica ha determinato la crisi di fiducia verso le Istituzioni dell’Ue testé descritte per sommi capi. Per trovare eventuali riscontri per quanto riguarda l’euro-scetticismo ci si deve liberare dalle influenze della politica strumentale, di propaganda parolaia e rivolgersi alle analisi scientifiche maggiormente vicine alla oggettività. Bisogna, inoltre, prendere in considerazione la storia. Dopo la firma del Trattato di Roma del 1957 fu istituita, un anno dopo, la Cee, la Comunità economica europea, la prima Unione doganale del Vecchio Continente. Da allora sono passati più di 60 anni; in questo arco di tempo è stata garantita la pace, dopo i disastri delle due guerre mondiali. Quella generazione che gettò le basi dell’Ue, le fondamenta, aveva bene in mente distruzioni e morti; erano il drammatico risultato dell’imperialismo coloniale, del sovranismo e del nazionalismo della prima metà del Novecento. Dopo mezzo secolo c’è stato il ricambio generazionale ed è venuto meno quell’afflato di fiducia verso il progetto europeo. Agli inizi del Terzo Millennio (2008-2009) la crisi economico-finanziaria e i flussi migratori hanno messo in crisi l’Ue anche perché monca: solo unione economica finanziaria senza unità federale di Stati. Nel 2005 la Costituzione europea, firmata l’anno prima, venne bocciata dai referendum in Francia e in Olanda. Fu l’atto di nascita del populismo anti-europeo oggi così diffuso in vari Stati. In tal modo si interruppe allora il percorso verso una più compiuta comunanza e cittadinanza in Europa. Si cercò di tamponare con il Trattato di Lisbona; ma il progetto di unificazione europea venne rallentato, da alcuni Stati addirittura non considerato nella sua importanza.

E oggi ci troviamo con un Europa frammentata e un’Italia in difficoltà a causa del patto di stabilità. Ma si è ancora in tempo per rimediare. La maggioranza che si andrà a costituire, se sarà coesa, avrà ancora la possibilità di tenere distanti gli euroscettici che a breve saranno abbandonati dai rappresentanti della Gran Bretagna. Bisogna cambiare politica e tornare, magari aggiornandolo, al “Manifesto di Ventotene” per ridimensionare i sovranisti. A tal riguardo, mi sembrano alternative al sovranismo le idee progettuali del saggio, L’attualità del pensiero di Altiero Spinelli di Pier Virgilo Dastoli, Presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo, e di Paolo Soldini, giornalista: “[E’ necessaria] una coalizione di movimenti che indirizzi le forze popolari verso  la creazione di una solida comunità federale, anteponendo alla scelta del candidato alla presidenza della Commissione la condivisione di un  programma per la legislatura (che dovrà essere costituente) fondato su elementi essenziali legati ai beni pubblici  a dimensione europea”. Ma ce la farà l’Europa progressista e solidale? Riusciremo a realizzare un’Europa dei popoli e non dei populisti?