Una zebra...a righe

Scritto da  Pubblicato in Maria Arcieri

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Con  il bianco sono i due colori tonalizzanti dove il white è sinonimo di raffintezza e il nero è associato a stati depressivi negativi alla solitudine e conferisce potere e autorevolezza. Non solo ma trasmette un'idea di serietà di professionalità e di credibilità. Inoltre chi indossa il nero invia il messaggio che non vuole raccontare troppo di sé e non vuole dialogare con gli altri, insomma una sorta di mistero per alzare un muro di difesa. Non solo, identifica le persone molto sensibili abitudinarie e metodiche che non amano il cambiamento ma il controllo su tutto. E anche dei malinconici  e di chi ha perso la speranza nel futuro, ma si può indossare anche in modo inconscio.

Poi ci sono gli intolleranti della diversità che giudicano senza che gli venga chiesto. Per i fans delle righe invece la loro scelta ha una storia che risale al pregiudizio nel Medioevo, collegato al male, al diavolo e ai ceti più umili. Nel libro “La stoffa del diavolo, una storia delle righe e dei tessuti rigati” sono descritte le credenze legate alle superfici rigate, come il manto degli animali e, i vestiti che inviavano una percezione negativa all’occhio e alla mente. L'odio proveniva dall’interpretazione di un passo del Levitico, un testo dell Antico Testamento che afferma, “Non indosserai veste tessuta di due”. E in una cultura incentrata dalla religione questa interpretazione condannò questo colore all’oblio per secoli. In quel periodo le leggi regolamentavano il modo di vestire della gente per poter mantenere un ordine sociale, cioè  le Leggi Suntuarie. Oggi per fortuna non è cosi anche se avviene in modo inconscio e le persone, si identificano nei vip e li copiano alla lettera, in questo caso alla stoffa. Le righe furono adottate dai marinai e dai mozzi, nei periodi successivi, perché la riga blu su sfondo bianco era più visibile in caso di uomo in mare. Mentre i tessuti rigati furono indossati,  durante la rivoluzione francese perché era uno degli emblemi della rivoluzione. Per fortuna, la prima che riuscì a dare alla maglia rigata un’accezione permettendole di entrare nel mondo della moda fu Coco Chanel negli anni ’20 che la riadattò come capo femminile accostandola a perle e rossetto.

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