Salvate il made in Calabria

Scritto da  Pubblicato in Maria Arcieri

maria_arcieri.jpgCi piace la cucina straniera, in tutte le salse! (e questa  ci sta tutta!). Sarà sicuramente ottima la cucina mediterranea ma a volte cambiare i sapori non è un gran dispiacere! Anzi! Il viaggio culinario elimina la depressione. Dai ristoranti ai locali è tutto un’emigrazione dingredienti, cotture e molti di loro, hanno deciso di mettere la freccia e voltare all’angolo sushi, cinese ed emiliano. C’è una vera e propria svolta saporita del cibo. Anche i grandi centri commerciali hanno aperto alle pietanze europee insegnandoci a conoscere soprattutto i prodotti tedeschi. Eravamo saturi delle stesse marche? Anche perché il made in cucina mediterranea esiste ormai solo nelle nostre case, perché sugli scaffali dei centri commerciali è tutto un mix di non si sa cosa. E il pensiero, o meglio, le analisi si rivolgono soprattutto alle continue e dolorose intolleranze che da troppi anni fanno parte della nostra vita. Quindi ben vengano le news sulle tavole e nello stomaco! Non vale lo stesso discorso per le digressioni giovanili degli ex studenti emigrati, per ragioni universitarie e rientrati, per mancanza di lavoro o per scelta, a casa. Emigrazione fisica ma chiusura totale di pensiero.

Quando ti trovi  a dialogare con gli “alternativi” che dovrebbero avere la mente aperta non riscontri il mutamento, l’evoluzione in questa realtà da movida sinistroide. E ti chiedi: “Dopo tanti anni di trasferte universitarie in città all’avanguardia come Bologna o Firenze perché ti trovi a ascoltare discorsi mediocri e banali da falce e martello rivisitati da cosmopoliti? Solo nel look che è decisamente trendy! Ma… punto!”. Assolutamente gli manca la famosa sedia di paglia e il portone di casa. Pensi di poter parlare di politica ma non hanno la mente aperta, o sei delle loro idee o non rispettano le tue. Esci per ascoltare le loro storie d’amore ma parlano solo di simil-amore per usare un termine elegante. Se cambi locale incontri una sequela di pseudo sportivi che ragionano con le donne come i loro (portando il dovuto rispetto) nonni, con qualche secolo di più. Poi c’è il locale più soft dove non puoi parlare perché devi per forza cantare e trovare il compagno di vita con i bigliettini. Salverei quello con una base di proprietari ospitali, gentili e normali che ti fanno vivere in pace i 90’ minuti della partita di calcio discutendo tranquillamente con il sesso “forte- femminile” di Messi e Ribery.

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