“Fratelli tutti”: enciclica sociale ai tempi del Covid-19.

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla_36604_1ab0c_3f558_1f0e4_4b688-1_a5e57-1_d8888_28843_4c5f8_3403b_9715d_570fd_37a2e_720ae_61e4b_021e5_2199f_2bfa9_44ed1_1d936_9019f_9246f_97b00.jpgDopo gli articoli su Laudato si’, l’enciclica ecologica integrale, quelli concernenti Qerida Amazonia, l’esortazione apostolica post-sinodale, mi accingo a scrivere avendo finito di leggere l’ultima pagina di Fratelli tutti, la nuova enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale. Bergoglio mi ha proprio catturato, pur restando laico. D’altronde Lui fa così: coinvolge credenti e non; cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani. A conferma di quanto affermo, la Guida alla lettura di Laudato si’ di Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food, a pagina 5: “Il Santo Padre Francesco, alla fine di questa enciclica sostiene (…) di aver compiuto una riflessione insieme gioiosa e drammatica. Mi sento di dire, però, che è la gioia a prevalere- e lo affermo da lettore non credente- seppur i presupposti siano profondamente dolorosi”. Dunque, un non credente ha scritto la prefazione di Laudato si’. Non solo, è nata e si è cementata un’amicizia; tanto è vero che Petrini ha pubblicato Terra Futura. Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale (Giunti. Slow Food Editore, 2020).

 Il Papa ha firmato Fratelli Tutti ad Assisi sulla tomba del Santo Patrono d’Italia. L’enciclica è composta di 8 capitoli e 287 punti (o paragrafi); fin dal primo rigo fa riferimento alle Ammonizioni del Fraticello di Assisi, le regole che i monaci francescani devono osservare. Le due parole iniziali, “Fratelli tutti”, tengono presente la sesta ammonizione; dalla 26esima regola francescana è stata presa la frase con cui dichiara beato colui che ama l’altro: “Quanto se fosse lontano da lui, quanto se fosse vicino da lui” e nel periodo successivo il termine “fraternità” va oltre “la vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo, dove è nata o dove abita”. E ancora al secondo punto: “Questo Santo dell’amore fraterno, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amore sociale”.  Da una guida alla lettura all’altra, quella di Antonio Spadaro, gesuita (come Papa Bergoglio), giornalista, teologo, critico letterario, accademico; direttore de La Civiltà Cattolica, rivista della Compagnia di Gesù.  Per il religioso: “Occorre riscoprire questa potente parola evangelica, ripresa dal motto della Rivoluzione Francese [liberté, égalité, fraternité], poi abbandonata e sostituita con quella di solidarietà”. Continuamente ripetuta nell’enciclica 22 volte, mentre fraternità 44. Spadaro ne sottolinea la differenza riportando la stessa frase di un altro documento di Bergoglio: “Mentre la solidarietà è il principio di pianificazione sociale che permette ai diseguali di diventare eguali, la fraternità è quello che consente agli eguali di essere persone diverse” (messaggio alla prof.ssa Margaret Archer, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali). La fraternità consente, pur nell’eguaglianza, la diversità, ovvero non siamo cloni, ma persone originali, irripetibili, legate dalla fraternità. E ancora, San Francesco d’Assisi si considerava fratello non solo delle persone, ma anche delle cose: “… del sole, del mare e del vento”.

E l’ispirazione francescana continua nonostante siano passati secoli: come il Poverello d’Assisi andò a far visita, ai tempi delle Crociate, al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto [ancora l’Egitto nelle cronache di questi giorni …); così nel terzo millennio l’incontro tra Papa Bergoglio e il Grande Iman Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi [capitale degli Emirati Arabi Uniti] per parlare di Dio che “ ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro”. I temi del documento firmato insieme vengono sviluppati nell’enciclica, soprattutto l’amore fraterno e l’amicizia sociale devono stimolare il dialogo con tutte le persone di buona volontà. Mentre il Papa scriveva l’enciclica, ha fatto irruzione il Covid-19 con tutte le tragiche conseguenze pandemiche mondiali. Bergoglio ha immediatamente constatato le difficoltà dell’umanità intera ad agire all’unisono. Sebbene iperconnessa, non è stata in grado di risolvere i problemi in sinergia e le certezze di prima si sono rivelate inconcludenti. Allora bisogna riprendere il cammino con nuovi modi, principalmente procedendo insieme, “ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!!!”.

 Ed ecco al punto 31 una lettura lucida della realtà drammatica che stiamo vivendo: “Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto [ne L’Osservatore Romano  del 29 marzo 2020] che la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità (…) Con la tempesta è scaduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ego sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta quella benedetta appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”. 

Nel primo capitolo Papa Francesco appare (almeno ai miei occhi) come un politico, un vero politico del bene comune. Lucida la sua analisi sull’efficacia degli organismi internazionali post-bellici sia in Europa che oltre Atlantico: “Si è sviluppato il sogno di un Europa unita (…) Ugualmente ha preso forza un’integrazione latinoamericana [per esempio, diminuzione della tensione cubana; evitato il rischio di una guerra civile in Venezuela]”.  Poi negli ultimi decenni si sono fatti dei passi indietro: “Risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti, aggressivi”. Inoltre: “I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia mondiale per imporre un modello culturale unico”. Sono i poteri “transnazionali”, la globalizzazione che rende ancora più deboli le regioni del mondo in difficoltà caratterizzate, nella maggior parte dei casi, da una politica fragile e asservita. Si perdono la coscienza storica e il pensiero critico; si affermano il consumismo e l’individualismo. Papa Francesco delinea certa politica negativa che si è affermata in diversi Stati europei ed extra-europei: “Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare”. Si cerca, cioè, di mettere alla berlina gli avversari, di ridurre la campagna elettorale al marketing. E ancora, secondo il Pontefice: “Il dibattito viene manipolato per mantenerlo allo stato di controversia e di contrapposizione”. Ed ecco i consigli per attuare la buona politica: passare dall’ io al noi al fine di curare La Casa Comune, con un progetto comune. Parole continuamente ripetute ad evidenziarne l’importanza. Altro passaggio, già letto in Laudato si’, si trova nei punti 18, 19 e 20. In questa parte il concetto di politica dello scarto tipica del consumismo viene ulteriormente approfondita: “Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili (…) Oggetto di scarto non solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli esseri umani”. Per adesso mi fermo su questa prima parte dove si legge con chiarezza il passaggio dall’ Enciclica ecologica di Laudato si’ all’Enciclica sociale di Fratelli Tutti; in particolare Papa Francesco si sofferma sulla fraternità e l’amicizia sociale. Tragica intrusa delle prime pagine la pandemia del Covid-19; Bergoglio sostiene che nessuno si salva da solo; siamo tutti sulla stessa barca; tutti fratelli… e la fratellanza si realizza concretamente con la politica del bene comune.

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