Deficit democratico nel paese più povero d’Italia. Come guarire dalle patologie della malapolitica

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

pino_gulla.jpgAgli arresti domiciliari il primo cittadino del comune più povero della nostra Penisola. Avrebbe orientato verso il proprio tornaconto e a quello dei suoi sodali  finanziamenti dell’Unione europea. La custodia cautelare domiciliare riguarda anche altre tre persone. Grave l’accusa: “Truffa aggravata ai danni dell’UE, dello Stato e della Regione”. Inoltre dodici indagati sottoposti all’obbligo di firma, tra cui un assessore comunale, sua moglie e la moglie del sindaco. Alcuni degli indagati, già arrestati in Lombardia, avrebbero legami con la ‘ndrangheta. Nel 2012 l’amministrazione, guidata dallo stesso sindaco, era stata sciolta per infiltrazioni mafiose e il primo cittadino dichiarato non candidabile. Ma si era potuto ripresentare alle successive elezioni perché la Corte d’Appello di Catanzaro aveva accolto il suo ricorso. Apprendiamo quotidianamente dai media le notizie sugli episodi di corruzione, truffa, malaffare, politica corrotta, ma non siamo caduti nell’assuefazione; non ci arrendiamo; reagiamo; immediata è la voglia di denunciare scrivendo il pezzo sul blog. Questa volta lo sconcerto, l’indignazione e il bisogno irresistibile di mettere nero su bianco nascono dal cinismo impertinente di amministratori, senza alcun ritegno; oltre all’illegalità evidenziano freddezza e/o indifferenza nei confronti delle difficoltà sociali della comunità ormai dipendente da questo stato di cose. Al primo posto i vantaggi personali, poi quelli dei parenti e degli amici, bypassando le emergenze della cittadinanza onesta. La parte sana della società rimane sconfitta dalla prepotenza dei disonesti che si compattano su interessi familistici e clanici.

Restiamo sbalorditi, poi, dal fatto che la classe politica dedita al malaffare riesca a riciclarsi anche dopo gli scioglimenti degli enti locali per infiltrazioni mafiose. Su questo aspetto gli studiosi hanno detto e scritto la loro. Così Vittorio Mete, docente lametino dei fenomeni politici presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro: “(…) tranne i funzionari della prefettura e la circoscritta classe politica locale, nessuno sa cosa succede nei comuni sciolti durante e dopo il periodo di commissariamento. (…) Se si sia realizzato un vero rinnovamento oppure le catene clientelari hanno avuto la meglio. (…) Nessun dato è disponibile su cosa accade alle elezioni successive, se a vincerle è la stessa coalizione (le stesse persone, gli stessi gruppi) che si era ritenuta condizionabile. [Sarebbe utile] attingere alle relazioni delle commissioni d’accesso che (…) sono tutte secretate. (…) La proposta è dunque di istituire un osservatorio permanente e multidisciplinare sulle infiltrazioni mafiose negli enti locali” (V. Mete, Fuori dal comune, ed. Bonanno, pp.195-196). Sul medesimo argomento Nicola Gratteri: “Un utile contributo ce lo offre Stefania Pellegrini, docente di Filosofia del diritto dell’Università di Bologna, che all’urgenza di una razionale distribuzione [a proposito del numero dei tribunali] associa la necessità di ricognizione (…). L’attento e sistematico monitoraggio del territorio e la messa a fuoco di idonei parametri, come l’elevato indice di criminalità organizzata …”  (N. Gratteri, La giustizia è una cosa seria, ed. Mondadori, p.16).

Ormai è tempo di una presa di coscienza della società onesta che, insieme alla buona politica, alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, deve far prevalere l’etica, la legalità e il senso civico. E ancora, Ministero dell’Interno e Prefetture dovrebbero occuparsi maggiormente di prevenzione. Specialmente nel Meridione dove finora hanno avuto tanto spazio, individualismo ed egoismo, alimentando illegalità,  clientelismo e, di conseguenza, malapolitica collegata agli affari e, in tanti casi, alla  criminalità organizzata. E’ tempo di cambiare. Bisogna  rigenerare la buona politica che deve essere sensibile e in grado di coinvolgere le risorse  umane presenti sul territorio, i settori più dinamici della società, i giovani competenti, istruiti, informati, soprattutto professionalizzati per farli diventare  amministratori affidabili del bene comune, capaci di elaborare un progetto culturale e politico di cambiamento concreto, condiviso, credibile per la cittadinanza. Solo così si formerà una classe dirigente preparata, protagonista del progresso economico, sociale e civile dell’Italia nella prospettiva di un’Europa solidale.

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